COSENZA – Cosenza, città dalla storia millenaria e dal patrimonio culturale diffuso, torna al centro del dibattito politico e civico. A farlo non è un convegno né un documento tecnico, ma un reel pubblicato sui social da Giacomo Mancini, che accompagna i cittadini in un percorso tra alcuni dei luoghi simbolo oggi chiusi o abbandonati. Un racconto diretto, visivo, che riporta alla luce una questione antica quanto irrisolta: la gestione dei beni comunali e la capacità dell’amministrazione guidata dal sindaco Franz Caruso di valorizzare ciò che la città già possiede.

Nel video, Mancini – componente della Direzione regionale del Partito Democratico Calabria ed ex deputato socialista – conduce i cosentini alla scoperta di cinque spazi emblematici: il Castello Svevo, il Planetario “Giovanni Battista Amico”, il Cinema Teatro Italia “Aroldo Tieri”, i Bocs Art e la Villa Vecchia. Luoghi diversi per funzione e storia, ma accomunati da un destino che l’esponente politico definisce senza mezzi termini: chiusura, inaccessibilità, abbandono.

«Cosenza è una città ricca di storia, di arte e anche di luoghi dove fare cultura, socialità, intrattenimento che hanno enormi potenzialità attrattive. Eppure, oggi restano chiusi, inaccessibili, abbandonati. È un patrimonio negato ai cittadini e ai visitatori», afferma Mancini presentando l’iniziativa. Un’accusa che va oltre la semplice denuncia simbolica e chiama direttamente in causa l’azione amministrativa degli ultimi anni.

Nel reel, il viaggio tra i lucchetti e le porte sbarrate diventa il filo narrativo per mettere in discussione l’assenza di una visione complessiva sulla gestione del patrimonio pubblico. «Ho scelto cinque esempi – spiega Mancini – ma potrei citarne molti di più. Perché purtroppo i beni comunali dimenticati o inutilizzati a Cosenza sono decine».

Dal centro storico alle periferie, il quadro che emerge è quello di una città che non riesce a trasformare i propri spazi in occasioni di vita, incontro e sviluppo.
Il riferimento all’amministrazione Caruso è esplicito. «In cinque anni – sottolinea Mancini – non è riuscito a restituire ai cosentini la possibilità di vivere questi luoghi». Una valutazione che tocca un punto sensibile del dibattito pubblico: la capacità di un Comune non solo di programmare nuove opere, ma di custodire e rendere fruibile ciò che già esiste.

Secondo Mancini, il tema non riguarda soltanto l’efficienza amministrativa, ma investe la sfera più profonda dell’identità cittadina. «Il patrimonio comunale di Cosenza dovrebbe essere un motore di cultura, socialità, turismo, partecipazione. Invece resta chiuso. E questo chiude anche la vitalità della nostra comunità». Parole che richiamano una visione tradizionale della città come spazio condiviso, dove i beni pubblici rappresentano un collante sociale prima ancora che una voce di bilancio.

Qui scarica il video di Giacomo Mancini:

https://www.youtube.com/shorts/Fjqv7zHcV80

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