Home Attualità L’influencer Chiara Ferragni è stata prosciolta, si chiude il “Pandoro gate”

L’influencer Chiara Ferragni è stata prosciolta, si chiude il “Pandoro gate”

Il giudice non riconosce l’aggravante della truffa: reato riqualificato e dichiarato estinto dopo i risarcimenti

Chiara Ferragni

MILANO – Si chiude ufficialmente uno dei casi mediatici e giudiziari più discussi degli ultimi anni. Chiara Ferragni è stata prosciolta dalle accuse nel procedimento noto come “Pandoro gate”, che ruotava attorno alle campagne promozionali del Pandoro Pink Christmas e delle uova di Pasqua legate al suo brand. A deciderlo è stato il giudice della terza sezione penale di Milano, Ilio Mannucci Pacini, al termine del processo celebrato con rito abbreviato. Per l’imprenditrice digitale, al centro di un vortice di polemiche, l’epilogo giudiziario segna – come lei stessa ha dichiarato – “la fine di un incubo”.

Un caso simbolo tra marketing, beneficenza e fiducia dei consumatori

L’inchiesta aveva sollevato interrogativi che andavano ben oltre la posizione personale dell’influencer più seguita d’Italia. Al cuore del procedimento vi era l’accusa di truffa aggravata: secondo i pubblici ministeri, i messaggi diffusi sui social avrebbero indotto i consumatori a credere che una parte significativa dei ricavi derivanti dalla vendita dei prodotti dolciari fosse destinata a progetti benefici, in particolare a favore dell’ospedale Regina Margherita di Torino. Un’interpretazione che, secondo l’impianto accusatorio iniziale, avrebbe sfruttato la fiducia del pubblico online.

Il caso aveva rapidamente travalicato le aule giudiziarie, diventando un banco di prova per il rapporto tra influencer marketing, responsabilità comunicativa e tutela dei consumatori. In gioco non c’era solo la reputazione di Chiara Ferragni, ma un intero modello di comunicazione commerciale basato sull’immediatezza e sull’empatia dei social network.

La decisione del giudice: cade l’aggravante

Dal punto di vista tecnico-giuridico, la svolta è arrivata con la decisione del giudice Mannucci Pacini di non riconoscere l’aggravante della “minorata difesa” dei consumatori o utenti online. Un passaggio tutt’altro che secondario: proprio quell’aggravante rendeva il reato di truffa procedibile d’ufficio, anche in assenza di querela.

Venuta meno l’aggravante, il fatto è stato riqualificato come truffa semplice, reato procedibile solo a querela di parte. Ma la querela, presentata dal Codacons, era stata ritirata circa un anno fa, in seguito a un accordo risarcitorio raggiunto con l’imprenditrice. Di conseguenza, il giudice ha dichiarato l’estinzione del reato e disposto il proscioglimento.

Ed è così che la riforma Cartabia ha salvato Chiara Ferragni: grazie all’ex ministra la truffa punibile solo a querela. Com’è noto, infatti, la sentenza nei confronti dell’influencer non è un’assoluzione nel merito, ma una decisione puramente tecnica: dal 2021 il reato è perseguibile solo se denunciato dalla vittima.

La stessa decisione ha riguardato anche i coimputati: Fabio Damato, all’epoca braccio destro di Ferragni, e Francesco Cannillo, presidente di Cerealitalia, la società coinvolta nella produzione del pandoro.

I risarcimenti e il peso dell’accordo extragiudiziale

Determinante, nell’economia del procedimento, è stato proprio il percorso risarcitorio. L’accordo con il Codacons ha avuto un duplice effetto: da un lato ha chiuso il fronte del contenzioso civile, dall’altro ha inciso direttamente sulla procedibilità del reato una volta esclusa l’aggravante. Un passaggio che conferma come, nel diritto penale dell’economia, la linea di confine tra responsabilità penale e composizione extragiudiziale sia spesso sottile e decisiva.

“Siamo tutti commossi”: la reazione di Ferragni

All’uscita dall’aula, circondata da telecamere, cronisti e fotografi, Chiara Ferragni non ha nascosto l’emozione. «Siamo tutti commossi, ringrazio tutti, i miei avvocati e i miei follower», ha dichiarato visibilmente sollevata. Parole che segnano il tentativo di voltare pagina dopo mesi di esposizione mediatica negativa, calo di consensi e contraccolpi sul piano professionale.

Oltre la sentenza: una lezione per il futuro

La chiusura del “Pandoro gate” non cancella il dibattito che il caso ha acceso. Resta aperta una riflessione più ampia sul rapporto tra comunicazione commerciale, beneficenza e trasparenza, soprattutto nell’ecosistema digitale. La giustizia ha fatto il suo corso, secondo le regole del diritto penale. Ma il mercato, e soprattutto l’opinione pubblica, continuano a chiedere standard sempre più chiari e verificabili.

In un’epoca in cui la fiducia è la vera moneta dell’economia dell’influenza, il caso Ferragni resterà un precedente emblematico. Non tanto per l’esito giudiziario, quanto per il monito che consegna a brand, influencer e consumatori: la credibilità si costruisce lentamente, ma può incrinarsi in un attimo. E ricostruirla, spesso, è la sfida più ardua.