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PD Cosenza, 62 giorni senza Assemblea provinciale: statuto sospeso e democrazia interna in stallo

Nel Partito Democratico cosentino cresce la tensione per la mancata convocazione dell’Assemblea e per le ombre sul tesseramento 2025

COSENZA – Sessantadue giorni possono sembrare un dettaglio nel tempo lungo della politica. In realtà, per un partito che fonda la propria identità sulla partecipazione e sul rispetto delle regole interne, rappresentano un vuoto pesante. È quanto accade al Partito Democratico di Cosenza, dove l’Assemblea provinciale non viene convocata da oltre due mesi nonostante precise richieste formali. Una situazione che alimenta accuse di opacità e solleva interrogativi sulla tenuta democratica della Federazione provinciale.

La vicenda prende avvio con una prima richiesta ufficiale di convocazione dell’Assemblea provinciale, avanzata da una parte significativa dei suoi componenti. Da allora sono trascorsi 62 giorni – oltre 1.400 ore – senza che l’organismo sia stato chiamato a riunirsi. A questa istanza si è aggiunta, una settimana fa, una seconda richiesta ancor più delicata: la discussione di una mozione di sfiducia nei confronti del segretario provinciale e della gestione pro tempore della Federazione.

Secondo i firmatari, il comportamento tenuto finora configura una duplice violazione dello Statuto nazionale e regionale del Partito Democratico. Da un lato, la mancata convocazione dell’Assemblea su richiesta di più di un quinto dei suoi componenti; dall’altro, l’omessa convocazione a seguito della presentazione formale di una mozione di sfiducia, atto che impone un passaggio assembleare chiaro e tempestivo. In entrambi i casi, le norme interne non lasciano spazio a interpretazioni discrezionali.

Nel frattempo, la gestione provinciale sfiduciata sul piano politico viene accusata di aver concentrato le proprie energie nella convocazione di riunioni riservate, limitate a una specifica area interna. Iniziative giudicate politicamente improprie in una fase tanto delicata, soprattutto perché avvengono mentre l’Assemblea provinciale – unico organismo legittimato al confronto e alle decisioni collettive – resta di fatto congelata. Una scelta che rafforza l’immagine di un partito ripiegato su dinamiche interne ristrette, più che aperto al dibattito pubblico e alla partecipazione.

A rendere il quadro ancora più critico interviene la questione del tesseramento 2025. Dalla data della prima richiesta di convocazione dell’Assemblea, denunciano i promotori dell’iniziativa, non risulta effettuata alcuna certificazione delle iscrizioni. Un passaggio tutt’altro che formale, poiché il Regolamento nazionale del tesseramento stabilisce tempi e modalità precise per la validazione dei nuovi iscritti. Senza certificazione, la platea degli aventi diritto resta incerta e il funzionamento stesso degli organismi perde trasparenza.

Il risultato è un cortocircuito evidente: un partito che non certifica i propri iscritti e, al tempo stesso, sospende di fatto i propri organi collegiali, finisce per paralizzare la propria agibilità democratica. In questo contesto, la richiesta avanzata è netta: rendere immediatamente pubblici i dati relativi al tesseramento, indicando con precisione quante persone si siano iscritte dal momento dell’insediamento dell’attuale gestione fino al 31 dicembre. Un passaggio considerato indispensabile per consentire un confronto trasparente, verificabile e fondato su numeri certi.

Non meno diretto è il richiamo alla presidente dell’Assemblea provinciale, chiamata ad adempiere senza ulteriori ambiguità alle proprie funzioni. Il rispetto dello Statuto, ricordano i firmatari, non è una variabile politica ma un obbligo preciso, soprattutto in una fase in cui la gestione della Federazione è formalmente messa in discussione.

La vicenda del PD di Cosenza va oltre una disputa interna: tocca il cuore del rapporto tra regole, partecipazione e credibilità politica. Un partito che ambisce a rappresentare istanze di democrazia e trasparenza non può permettersi zone d’ombra, né indulgere in una gestione personalistica o dilatoria delle proprie norme. Il confronto assembleare, per quanto talvolta scomodo, resta la sede naturale della politica. Anche – e soprattutto – quando qualcuno sembra preferire l’ombra delle riunioni riservate alla luce del dibattito collettivo.