PALERMO – Il diritto al gioco e quello alla quiete domestica si sono fronteggiati per quasi un decennio nelle aule giudiziarie di Palermo, fino a una sentenza che ha fatto discutere. Da un lato la funzione educativa e sociale dell’oratorio, dall’altro la tutela della salute e della qualità della vita dei residenti. A stabilire il punto di equilibrio è stato il tribunale, che ha condannato una parrocchia cittadina a risarcire i condomini per i disagi subiti nel tempo.
La vicenda, riportata da Repubblica Palermo, riguarda la parrocchia di Santa Teresa del Bambino di Gesù, in via Filippo Parlatore, e il condominio che si affaccia sull’atrio dell’oratorio. Secondo quanto accertato nel corso del giudizio, da anni i residenti del civico 42 lamentavano rumori eccessivi provocati dai giochi – in particolare partite di pallone – svolti quotidianamente da bambini, ragazzi e talvolta adulti.
Le attività ricreative, a detta dei condomini, si protraevano regolarmente dalle 16 alle 20 nei giorni feriali e, nei fine settimana, fino a tarda sera, talvolta oltre la mezzanotte. Una situazione che, con il passare del tempo, avrebbe inciso in modo significativo sulla serenità familiare e sul riposo, fino a determinare conseguenze anche sul piano della salute psicofisica.
Dopo tentativi iniziali di risolvere la questione in maniera bonaria, la controversia approda in tribunale. È il 2019 quando arriva un primo provvedimento: il giudice stabilisce regole stringenti per l’utilizzo dell’oratorio. Orari definiti (non oltre le 20), l’uso di un solo pallone – addirittura indicandone la tipologia, il noto “Supersantos” – la sospensione dei giochi nel mese di agosto e l’installazione di barriere in gommapiuma sui muri per attutire l’impatto acustico.
Misure che, tuttavia, secondo i residenti non hanno sortito l’effetto sperato. Il contenzioso prosegue tra perizie fonometriche, testimonianze e documentazione medica. I condomini producono in giudizio anche fatture di psicoterapeuti e prescrizioni di antidepressivi, a sostegno di un disagio protratto nel tempo e ritenuto non più tollerabile.
Nel frattempo, nell’aprile scorso, viene tentata una conciliazione. La parrocchia propone un risarcimento di 5mila euro, giudicato però insufficiente e respinto dai condomini. La causa arriva così alla decisione finale, pronunciata lo scorso novembre dal giudice Filippo Lo Presti.
La sentenza riconosce ai residenti un risarcimento complessivo di 45mila euro. Una cifra che tiene conto di diversi profili di danno: quello materiale, legato alla riduzione del valore degli appartamenti e alla necessità di sostituire gli infissi; e quello non patrimoniale, riferito al disagio esistenziale e alla compromissione della qualità della vita.
La parrocchia, nel corso del giudizio, ha rivendicato con forza la funzione sociale dell’oratorio, sottolineando il valore educativo del gioco e il ruolo di presidio comunitario svolto dalla struttura. Un’argomentazione che il tribunale non ha ignorato, ma che non è bastata a escludere la responsabilità per le immissioni rumorose ritenute eccedenti la normale tollerabilità, così come prevista dall’ordinamento.
La sentenza palermitana non mette in discussione il valore del gioco e dell’aggregazione giovanile, elementi storicamente centrali nella vita delle parrocchie italiane. Richiama però con chiarezza un principio altrettanto consolidato: i diritti, anche quelli animati dalle migliori intenzioni, devono convivere nel rispetto reciproco. In un contesto urbano sempre più denso, il confine tra socialità e tutela della sfera privata diventa sottile e richiede regole, dialogo e responsabilità condivise. La giustizia, ancora una volta, interviene come extrema ratio, quando l’equilibrio non viene trovato altrove.









































