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Sanità, Falcomatà all’attacco: «Nessun piano assunzionale, si tappano i buchi con i medici in pensione»

Il consigliere regionale del Pd critica la linea della Regione: sistema ancora commissariato, organici insufficienti e riorganizzazione senza risposte concrete

REGGIO CALABRIA – Un sistema sanitario ancora fragile, costretto a muoversi per emergenze e soluzioni temporanee. È questo il quadro che Giuseppe Falcomatà, consigliere regionale del Partito democratico, ha delineato in aula a Palazzo Campanella, intervenendo nel dibattito convocato d’urgenza per approvare il provvedimento che punta a richiamare in servizio medici in pensione per fronteggiare la carenza di personale negli ospedali calabresi.

Per Falcomatà non si tratta di una misura strutturale, ma dell’ennesimo intervento tampone. «Per altri due anni – ha affermato – il sistema sanitario calabrese sarà costretto a procedere con interventi di emergenza, chiedendo aiuto a valorosi medici in pensione per provare a riparare gli enormi buchi prodotti dall’assenza di un vero management e dalla mancanza di cooperazione tra le aziende del territorio». Una situazione che, secondo l’esponente dem, si inserisce nel contesto di un commissariamento ancora irrisolto e di un Piano di rientro di cui non si conoscono esiti e risultati concreti.

Il confronto in aula, a suo giudizio, è stato segnato da «bugie, omissioni e patetici tentativi del centrodestra di arrampicarsi sugli specchi». Da qui l’affondo politico su un passaggio chiave: «Qualcuno dovrebbe spiegare perché questo provvedimento è stato tolto dal decreto Milleproroghe, che è il luogo naturale per gli atti in scadenza al 31 dicembre».

Falcomatà ha poi contestato la relazione introduttiva alla legge, ritenuta priva di dati fondamentali. «Senza i numeri sulla copertura degli organici – ha detto – facciamo un dibattito sul nulla». E ha incalzato la Giunta su questioni rimaste senza risposta: lo stato dei piani assunzionali delle singole aziende sanitarie, il caso del GOM di Reggio Calabria, il cui piano giacerebbe da mesi nei dipartimenti regionali, e il progressivo depauperamento degli ospedali spoke.

Nel mirino anche il concetto di “profonda riorganizzazione” della sanità regionale richiamato nella relazione. «Quanto dura questa fase? Quanto è profonda? – si è chiesto – siete al governo della Regione da sei anni, da venti negli ultimi trenta. In cosa consiste questa riorganizzazione se le aziende non dialogano tra loro e si fa leva solo sull’etica e sul senso di responsabilità di medici e infermieri?».

Un passaggio è stato dedicato alla recente pubblicazione del bando per i direttori generali delle aziende sanitarie. Un atto tardivo, secondo Falcomatà, dopo anni di proroghe e commissariamenti che avrebbero impedito una programmazione seria e autorevole. Dubbi anche sul richiamo a un “rigoroso sistema di controllo”: «Spero sia un refuso, altrimenti vorrebbe dire che fino ad oggi non c’è stato alcun rigore».

A sostegno delle sue critiche, il consigliere Pd ha citato i dati della Fondazione Gimbe, che collocano ancora la Calabria sotto i livelli essenziali di assistenza per prevenzione, assistenza distrettuale e ospedaliera. Ha quindi richiamato episodi simbolo delle difficoltà quotidiane, come il caso di un paziente rimasto per due giorni in pronto soccorso al GOM di Reggio Calabria in condizioni precarie, e le criticità dei presidi di Polistena e Locri, dove le proteste dei cittadini e gli interventi del Tribunale per i diritti del malato evidenziano la necessità di incentivi, alloggi per il personale e misure per le sedi disagiate.

Sul fronte contrattuale, Falcomatà ha sollecitato il Governo a intervenire sul contratto nazionale di settore attraverso il confronto con le parti sociali. In chiusura, ha voluto però segnalare una nota positiva, arrivata da fuori regione: «Sedici mila cittadini richiamati per visite urgenti e di controllo, anticipando i tempi di attesa. Una buona notizia che arriva dalla Puglia ed è il primo provvedimento del presidente Antonio Decaro».

Il dibattito sulla sanità calabrese, ancora una volta, mette a nudo una distanza profonda tra annunci e realtà. Tra emergenze gestite con soluzioni straordinarie e riforme strutturali che tardano a concretizzarsi, la questione resta aperta: senza programmazione e governance stabile, il rischio è che l’eccezione continui a diventare la regola.