Carlo Guccione

COSENZA – C’è una questione che attraversa la sanità calabrese e che torna ciclicamente al centro del dibattito pubblico: la gestione delle Residenze sanitarie assistenziali (RSA). Una questione che, oggi, assume contorni ancora più netti alla luce delle denunce avanzate da Carlo Guccione, dirigente nazionale del Partito Democratico, già consigliere regionale ed ex segretario regionale del PD in Calabria. Al centro delle sue osservazioni, una serie di anomalie nei bandi pubblici, strutture mai entrate in funzione e una domanda di assistenza che resta largamente inevasa.

Il punto di partenza è il secondo annullamento del bando pubblico per l’affidamento della gestione della RSA “San Francesco” di San Nicola Arcella, struttura di proprietà dell’Azienda sanitaria provinciale di Cosenza. «A San Nicola Arcella – sottolinea Guccione – sono stati già annullati due bandi per l’affidamento della gestione pubblica. L’ultimo è recente e riguarda un contratto da 27 milioni di euro per nove anni. È uno scandalo. Cosa c’è dietro? Non è dato capire». Parole che chiamano in causa non solo l’efficienza amministrativa, ma anche la trasparenza delle procedure.

Il caso di San Nicola Arcella, tuttavia, non è isolato. La mappa delle RSA incompiute o mai attivate in Calabria appare lunga e preoccupante. A Caloveto, una struttura da 60 posti letto, anch’essa di proprietà dell’ASP, risulta chiusa da oltre dieci anni. A Marano Marchesato, una RSA costata 2 milioni e 177 mila euro, già arredata e successivamente vandalizzata, con 80 posti letto previsti, non è mai entrata in esercizio. Analoga la situazione di Mandatoriccio, dove una RSA da 80 posti letto, costata circa 2 milioni di euro, non è mai stata completata e dunque non ha mai accolto pazienti.

Secondo Guccione, si tratta di un paradosso inaccettabile: «Patrimonio pubblico costruito con i soldi dei cittadini resta fermo, inutilizzato, mentre la Calabria non rispetta i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) proprio nel settore dell’assistenza agli anziani e ai soggetti non autosufficienti». Un dato che trova riscontro anche nei documenti ufficiali della Regione Calabria, che più volte hanno evidenziato l’insufficienza dei posti letto in RSA rispetto al fabbisogno reale.

Le conseguenze di questa carenza sono concrete e quotidiane. In Calabria esiste una lunga lista d’attesa di pazienti che potrebbero essere ospitati in RSA, ma che restano invece “parcheggiati” impropriamente negli ospedali. Una situazione che genera non solo disagio per le famiglie, ma anche costi elevatissimi per il sistema sanitario. Un posto letto ospedaliero, come quello dell’ospedale dell’Annunziata di Cosenza, ha un costo stimato di circa 800 euro al giorno, mentre l’assistenza in una RSA si attesterebbe intorno ai 160 euro giornalieri. Una sproporzione che evidenzia come l’assenza di strutture territoriali efficienti incida anche sulla sostenibilità economica della sanità pubblica.

Il tema, dunque, non è soltanto amministrativo, ma profondamente politico e sociale. Da un lato, bandi annullati e procedure che non arrivano mai a conclusione; dall’altro, strutture realizzate e lasciate al degrado, mentre cresce il bisogno di assistenza per una popolazione sempre più anziana. «Non si può continuare così – è il senso della denuncia di Guccione – perché si tradisce una duplice responsabilità: verso i cittadini che attendono cure adeguate e verso le risorse pubbliche che vengono immobilizzate senza produrre alcun beneficio».

In un contesto in cui la Calabria è già sotto osservazione per il mancato rispetto dei LEA, la questione delle RSA rappresenta un banco di prova decisivo per la credibilità delle istituzioni sanitarie e per la capacità della politica di imprimere un cambio di passo. La gestione delle residenze assistenziali non è un tema tecnico riservato agli addetti ai lavori, ma una cartina di tornasole della qualità del welfare regionale.

La riflessione finale va oltre i singoli casi: senza una programmazione chiara, procedure trasparenti e una reale volontà di mettere a sistema il patrimonio esistente, il rischio è che le RSA restino simboli di occasioni perdute. E che a pagare il prezzo più alto siano, ancora una volta, i cittadini più fragili.