Home Calabria Concorsi Arpacal nel mirino: comitati e idonei chiedono la revoca in autotutela

Concorsi Arpacal nel mirino: comitati e idonei chiedono la revoca in autotutela

Pec, segnalazioni ad Anac e Corte dei conti e il precedente del Tar Campania riaccendono il caso sui concorsi per dirigenti amministrativi

CATANZARO – Il fronte delle contestazioni sui concorsi banditi da Arpacal per dirigenti amministrativi si allarga e si struttura, anche e soprattutto dopo che, giorni fa, sono circolati su internet finanche i nomi dei futuri potenziali vincitori. Dopo le prese di posizione pubbliche, arrivano atti formali, richiami alla normativa vigente e il peso di un precedente giurisprudenziale che rischia di diventare decisivo. Comitati, associazioni di idonei e professionisti del settore chiedono alla direzione generale dell’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente della Calabria di fermarsi e tornare sui propri passi, procedendo alla revoca in autotutela dei bandi contestati.

A muovere il primo passo formale è stato il Comitato Pa Calabria, rappresentato dall’avvocato Roberto De Marco, che ha inviato una Pec alla direzione generale di Arpacal sollecitando l’immediata revoca dei concorsi per dirigente amministrativo. Secondo il Comitato, l’operato dell’Agenzia non rispetterebbe la normativa in vigore, in particolare per quanto riguarda la necessaria valorizzazione delle risorse interne e dei soggetti già risultati idonei in precedenti procedure.

Non solo. Il Comitato annuncia l’intenzione di investire della vicenda anche la presidenza della Giunta regionale, l’Autorità nazionale anticorruzione e la Corte dei conti, segnalando profili che, a loro avviso, travalicano il piano amministrativo per toccare quello della legittimità e della corretta gestione delle risorse pubbliche. «Il rispetto degli interni e degli idonei – viene sottolineato – impone una scelta doverosa», mentre alle forze politiche presenti in Consiglio regionale viene chiesto un intervento diretto in caso di inerzia.

Una linea condivisa dal movimento “Idonei Calabria Pubblica Amministrazione”, che rende noto di aver scritto al presidente di Anac, Giuseppe Busia, per denunciare quello che definisce «un comportamento gravissimo» da parte di Arpacal. Al centro della segnalazione, quattro concorsi per dirigenti amministrativi ritenuti illegittimi perché in contrasto con una serie di norme fondamentali: dal decreto legislativo 165 del 2001 al Dpr 70 del 2013, fino al Dpr 487 del 1994, che disciplina l’accesso agli impieghi nella pubblica amministrazione.

Secondo gli idonei, la violazione non sarebbe solo formale. I bandi, infatti, inciderebbero direttamente sui diritti dei dipendenti interni e di coloro che hanno già superato selezioni pubbliche, vedendo di fatto preclusa la possibilità di ricoprire incarichi dirigenziali. Una ferita che, sostengono, può essere rimarginata solo attraverso la revoca in autotutela dei concorsi. Da qui anche una richiesta politicamente più incisiva: valutare la rimozione del commissario di Arpacal, il professor Michelangelo Iannone, ritenuto responsabile di un’impostazione che non garantirebbe il rispetto delle regole.

A rafforzare le posizioni dei contestatori arriva intanto un precedente giudiziario di rilievo. Il Tar della Campania, con l’ordinanza n. 235 del 14 gennaio scorso, ha annullato i concorsi per dirigenti banditi da Arpa Campania, ravvisando un eccesso di potere, la mancanza di una preventiva ricognizione interna e la lesione del diritto degli idonei a ricoprire le posizioni disponibili. Un provvedimento accolto con «soddisfazione» da Idonei Calabria Pubblica Amministrazione, che auspica possa fungere da esempio anche per la situazione calabrese.

Il parallelismo tra i due casi viene ritenuto evidente: anche Arpacal avrebbe bandito quattro concorsi senza rispettare passaggi considerati obbligati dalla normativa e dalla giurisprudenza amministrativa. Da qui l’invito diretto al commissario Iannone ad agire in autotutela, riconoscendo i diritti degli interni e degli idonei, e al presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, a valutare se l’operato dell’Agenzia, peraltro validato dai dirigenti regionali competenti, non richieda «provvedimenti successivi».

Al di là delle singole responsabilità, il caso Arpacal riporta al centro del dibattito una questione di sistema: il rispetto delle regole nei concorsi pubblici come garanzia di trasparenza, merito e buon andamento della pubblica amministrazione. In un contesto già segnato da contenziosi e sfiducia, ogni scelta amministrativa pesa doppio. E la sensazione, sempre più diffusa, è che per l’Agenzia ambientale calabrese, come osservano gli stessi idonei, possa essere arrivato il momento di «aria nuova».