REGGIO CALABRIA – Il ritorno in Italia di Luciano Camporesi segna un passaggio rilevante nella lunga e complessa vicenda giudiziaria dell’inchiesta “Pollino – European ‘ndrangheta connection”.
Nel pomeriggio di ieri, all’aeroporto internazionale di Roma-Fiumicino, l’uomo è stato consegnato alle autorità italiane dopo l’espulsione dalla Turchia, dove si era rifugiato per sottrarsi a un’ordinanza di custodia cautelare emessa nel dicembre 2018. Ad attenderlo nello scalo romano, la Polizia di Stato di Reggio Calabria, che aveva condotto le indagini alla base del maxi procedimento antimafia.
L’operazione Pollino rappresenta uno dei fronti investigativi più articolati degli ultimi anni contro le proiezioni transnazionali della ‘ndrangheta. Coordinata dalla Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo e dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, l’indagine si è inserita in una squadra investigativa comune con l’obiettivo di colpire le ramificazioni del crimine organizzato calabrese in Europa nord-occidentale e in Sud America. Un lavoro di lungo periodo, costruito su cooperazione giudiziaria e scambio informativo, che ha permesso di ricostruire assetti criminali capaci di muoversi con disinvoltura oltre i confini nazionali.
Secondo quanto emerso dalle investigazioni del Servizio Centrale Operativo e della Squadra Mobile di Reggio Calabria, Camporesi avrebbe svolto un ruolo di primo piano all’interno di un’associazione mafiosa dedita al traffico internazionale di stupefacenti e di armi, nonché a operazioni di riciclaggio e autoriciclaggio. Le attività illecite si estendevano tra Italia, Germania, Belgio e Olanda, dove la consorteria poteva contare su una rete strutturata di “fiduciari”, in parte cittadini locali, funzionali alla gestione logistica e finanziaria dei traffici.
Le indagini hanno consentito di smantellare una filiera criminale solida, alimentata da contatti stabili con fornitori sudamericani di hashish e cocaina. In questo contesto, la figura di Camporesi è emersa come snodo cruciale tra i vertici delle ‘ndrine di San Luca – in particolare i clan Pelle-Vottari, Romeo e Strangio – e i canali di approvvigionamento oltreoceano. Un ruolo rafforzato, secondo gli inquirenti, dalla capacità di garantire il trasporto della droga su navi commerciali e persino su un’imbarcazione privata in grado di affrontare rotte transoceaniche.
Dopo essersi sottratto all’arresto nel 2018, le ricerche di Camporesi sono state estese sin da subito a livello internazionale, anche nell’ambito del progetto I-CAN del Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia. Localizzato nella regione del Bosforo già nel 2021, l’uomo è stato arrestato nel novembre 2022 dalle forze di polizia turche per il possesso di documenti falsi. In Turchia ha scontato un periodo di detenzione, conclusosi con la recente scarcerazione e la successiva espulsione dal Paese.
Determinante, in questa fase, è stata la collaborazione tra le autorità turche e italiane, con il contributo degli Esperti per la Sicurezza e l’Immigrazione e il coordinamento del Servizio per la cooperazione internazionale di Polizia. Un esempio concreto di come la cooperazione transnazionale resti un pilastro imprescindibile nella lotta alle mafie globalizzate.
L’espulsione dalla Turchia fa seguito alla condanna in primo grado inflitta a Camporesi nel luglio 2022 dal Tribunale di Locri: 22 anni e 8 mesi di reclusione per traffico internazionale di stupefacenti e numerosi episodi di detenzione di droga. Con l’arrivo a Fiumicino, la giustizia italiana riprende ora il suo corso, chiudendo una parentesi di latitanza durata anni e restituendo centralità a un procedimento che ha già segnato un punto fermo nel contrasto alla ‘ndrangheta.









































