Home Politica Pietrapaola, la crisi amministrativa entra nel vivo: documenti, alleanze e accuse scuotono...

Pietrapaola, la crisi amministrativa entra nel vivo: documenti, alleanze e accuse scuotono il Comune

I consiglieri Leone, Papparella e Parrotta attaccano la sindaca Labonia: “I fatti smentiscono la versione ufficiale”

Il comizio

PIETRAPAOLA (Cs) – A Pietrapaola il confronto politico ha superato da tempo la soglia della dialettica ordinaria. Quella che fino a pochi mesi fa appariva come una fisiologica tensione di fine mandato si è trasformata in una vera e propria crisi istituzionale, con accuse circostanziate, documenti contestati e una maggioranza consiliare profondamente mutata rispetto a quella uscita dalle urne. Al centro dello scontro, la gestione amministrativa della sindaca Manuela Labonia, messa sotto accusa da tre consiglieri comunali – Teresa Leone, Simona Papparella e Giuseppe Parrotta – che, nel corso di un comizio pubblico tenutosi l’11 gennaio 2026, hanno ricostruito una sequenza di fatti che, a loro dire, smentirebbe la narrazione ufficiale del governo cittadino.

Il primo elemento evidenziato riguarda un dato politico difficilmente contestabile: la lista “Pietrapaola Tradizione e Futuro”, vincitrice delle elezioni del 2022, non esiste più nella sua composizione originaria. Quattro consiglieri di maggioranza hanno abbandonato il progetto iniziale, determinando una frattura che avrebbe dovuto portare, secondo i denuncianti, a una presa d’atto politica chiara. Al contrario, per evitare la caduta dell’amministrazione, la sindaca avrebbe costruito una nuova maggioranza attraverso l’ingresso di esponenti eletti all’opposizione. Un cambio di assetto sostanziale, avvenuto senza un nuovo passaggio elettorale, che solleva interrogativi sulla rappresentatività democratica dell’attuale giunta, soprattutto alla luce dei numeri: 194 preferenze su 360 complessive per i consiglieri oggi chiamati a sostenere un progetto diverso da quello votato dai cittadini.

Ma è sul piano amministrativo che le critiche si fanno più severe. Durante il dibattito pubblico, i consiglieri hanno richiamato atti e documenti che descriverebbero un vero e proprio cortocircuito nella gestione delle deleghe. In particolare, viene contestata la nomina ad assessore ai Lavori Pubblici e all’Urbanistica di un consigliere di minoranza che, in precedenza, sarebbe stato destinatario di contestazioni comunali per presunte violazioni edilizie e urbanistiche. Una situazione definita “anomala”, nella quale il soggetto chiamato a controllare il territorio coinciderebbe con chi era stato oggetto di rilievi da parte dello stesso ente. Su questo punto, sottolineano i denuncianti, l’amministrazione non avrebbe fornito chiarimenti pubblici puntuali.

Altro capitolo delicato è quello relativo alla gestione del demanio marittimo. A fronte di un Piano Spiaggia comunale rimasto inattivo, vengono segnalate occupazioni di aree demaniali in assenza di bandi pubblici regolarmente attivati. Un quadro che, se confermato, porrebbe seri problemi di legittimità amministrativa e di equità nei confronti degli operatori economici. A ciò si aggiunge una questione che tocca il cuore del rapporto tra eletti e istituzione: l’accesso agli atti. I consiglieri Leone, Papparella e Parrotta denunciano reiterate difficoltà nel consultare documentazione pubblica, circostanza che li ha spinti a inviare una formale diffida alla sindaca.

Diffida che, nei giorni scorsi, è stata seguita da un ulteriore atto, ancora più perentorio: cinque giorni di tempo concessi agli uffici per consegnare la documentazione richiesta. In caso contrario, annunciano i consiglieri, la vicenda sarà rimessa alle autorità giudiziarie. Un passaggio che segnerebbe un punto di non ritorno in uno scontro ormai giocato apertamente sul terreno della legalità e della trasparenza.

In questo contesto già fortemente polarizzato si inserisce il recente intervento del capogruppo di minoranza, che con un comunicato ha invocato “responsabilità” e “senso morale”, chiedendo di fermare l’escalation. Un appello che, tuttavia, viene giudicato tardivo e ambiguo dagli stessi consiglieri promotori della denuncia. La domanda che pongono è diretta: perché intervenire ora, a gennaio 2026, dopo mesi di silenzio? Il sostegno garantito all’amministrazione durante l’estate, seppur definito “limitato”, avrebbe di fatto consentito alla giunta Labonia di superare il momento di massima fragilità politica, senza che a ciò seguisse una presa di posizione netta una volta terminata la stagione estiva.

Invocare oggi la lealtà istituzionale, osservano i denuncianti, senza aver contrastato per tempo quelle che vengono definite gravi anomalie – dalle deleghe urbanistiche alle concessioni balneari – rischia di apparire come un tentativo di smarcamento politico più che come un atto di reale tutela dell’interesse pubblico. Pietrapaola, sostengono, non ha bisogno di appelli generici alla calma, ma di scelte chiare, assunte nei luoghi deputati della democrazia consiliare.

La partita resta aperta. L’amministrazione Labonia è chiamata a chiarire, con atti e non con dichiarazioni, le contestazioni sollevate. Ma anche le opposizioni, vecchie e nuove, sono chiamate a fare i conti con la propria condotta. In gioco non c’è solo la tenuta di una maggioranza, bensì la credibilità delle istituzioni locali. In un Comune piccolo, dove la politica è ancora un fatto pubblico e condiviso, la trasparenza non è un optional: è la condizione minima per ricostruire fiducia.

Link comizio: (https://www.facebook.com/reel/1548505779699117)

Ecco l’intervento integrale dei tre consiglieri comunali

«Il clima politico a Pietrapaola si fa rovente. Al centro della contesa non ci sono più solo schermaglie verbali, ma una serie di atti amministrativi e contestazioni documentali che mettono in discussione la trasparenza della giunta guidata dall’Avv. Manuela Labonia. Un‛analisi dei fatti descrive una situazione di profonda instabilità, dove la maggioranza uscita dalle urne appare oggi sostituita da un “comitato di sopravvivenza“.

Il primo dato oggettivo riguarda la composizione del Consiglio. La lista “Pietrapaola Tradizione e Futuro” ha perso per strada quattro consiglieri di maggioranza. Per evitare la caduta, la Sindaca ha stretto un‛alleanza con esponenti della minoranza. Questo spostamento dell’asse politico, senza un nuovo passaggio elettorale, solleva interrogativi sulla reale rappresentatività dell’attuale governo cittadino e sulla coerenza del mandato ricevuto dagli elettori nel 2022, considerando che i suddetti consiglieri hanno ottenuto 194 preferenze sulle 360 complessive riportate dalla lista “Pietrapaola Tradizione e Futuro’.”

Uno dei punti più critici emersi riguarda la gestione delle deleghe. I documenti citati durante il dibattito pubblico rivelano un cortocircuito amministrativo: la nomina ad Assessore ai Lavori Pubblici e all’Urbanistica di un consigliere di minoranza che era stato precedentemente destinatario di diverse contestazioni da parte del Comune per presunte violazioni edilizie ed urbanistiche. Il fatto che il “controllato” sia diventato il “controllore” del territorio rappresenta un’anomalia che l’amministrazione non ha ancora chiarito pubblicamente.

Le accuse si spostano poi sulla gestione della spiaggia. Mentre il Piano Spiaggia comunale resta inattivo, testimonianze e rilievi segnalano l’occupazione di spazi demaniali senza i regolari bandi di assegnazione. A questo si aggiunge un grave problema di accesso agli atti: i consiglieri denunciano l’impossibilità di consultare documenti pubblici, una situazione sfociata in una formale diffida da parte dei consiglieri nei confronti della stessa sindaca.

Ma non finisce qui: è proprio di questi ultimi giorni l‛invio di una nuova, perentoria diffida che concede agli uffici un termine massimo di soli cinque giorni per consegnare la documentazione richiesta. Se il “muro di gomma” dell’amministrazione non dovesse cadere, la palla passerà definitivamente alle autorità giudiziaria, segnando un punto di non ritorno nello scontro sulla legalità e la trasparenza.

In questo scenario già terremotato, si inserisce il recente comunicato del capogruppo di minoranza. Un intervento che, pur invocando “responsabilità” e “senso morale”, solleva inevitabili interrogativi sul tempismo e sulla chiarezza della sua posizione.

Il capogruppo scrive oggi, a gennaio 2026, invocando un “fermatevi tutti”, ma la domanda sorge spontanea: dov’era negli ultimi sei mesi? L’estate è passata da un pezzo, e quel sostegno “limitato” alla stagione estiva concesso a luglio — che ha di fatto tenuto in vita l’amministrazione Labonia nel momento di massima fragilità — avrebbe dovuto essere seguito da una presa di posizione immediata e netta alla fine dell‛estate. Invece, si è assistito a un silenzio prolungato mentre nel “palazzo” accadevano tutte le gravi anomalie documentate dai consiglieri dissidenti nel comizio dell’11 gennaio.

Nel suo appello, il consigliere si dissocia dai colleghi di minoranza passati in maggioranza, ma non spiega perché non abbia agito prima per fermare un progetto che definisce oggi “snaturato e improvvisato”. Il bene di Pietrapaola non si difende con comunicati tardivi o appelli generici alla calma, ma con la coerenza del voto in aula. Chi dichiara che “questo non è governo” avrebbe dovuto dimostrarlo nei fatti, non permettendo che la crisi venisse congelata a vantaggio dell’attuale giunta.

Invocare la “lealtà istituzionale” ora, dopo aver assistito muto a denunce di abusi edilizi premiati con deleghe e bandi spiaggia fantasma, appare come un tentativo di smarcarsi da una responsabilità politica evidente. I cittadini di Pietrapaola non hanno bisogno di arbitri che arrivano a partita quasi finita per dire “fermatevi”, ma di rappresentanti che sappiano stare dall’una o dall’altra parte con chiarezza, fin dal primo momento in cui la trasparenza viene calpestata.

L‛amministrazione Labonia è al bivio, ma anche la minoranza deve fare i conti con la propria condotta. Pietrapaola attende di sapere se il governo del territorio tornerà a essere una cosa pubblica o se resterà un “mercato delle poltrone” alimentato anche dai silenzi strategici di chi avrebbe dovuto vigilare e ha preferito attendere mesi prima di parlare».