COSENZA – Il dibattito sulla sanità calabrese torna ad accendersi dopo l’approvazione, in Consiglio regionale, della legge che prevede il richiamo in servizio dei medici già collocati in quiescenza. Una misura presentata come risposta all’emergenza cronica di personale, ma che secondo Giuseppe Ciacco, consigliere comunale e provinciale della Città di Cosenza, si rivela nei fatti «uno specchietto per le allodole», privo di efficacia e carico di profili di illegittimità. Ancora più grave, per Ciacco, è stato il voto favorevole espresso anche dalle forze di opposizione, finite – a suo giudizio – «in una trappola politica ben congegnata».
L’intervento del consigliere si colloca in un contesto segnato da anni di commissariamento della sanità regionale, carenze strutturali e difficoltà croniche nel garantire livelli essenziali di assistenza. È proprio partendo da questo quadro che Ciacco contesta l’impianto stesso della legge. «Il Consiglio regionale – afferma – allo stato attuale è privo di qualsiasi prerogativa funzionale in materia sanitaria». La potestà legislativa e gestionale, infatti, è oggi concentrata nelle mani del Commissario ad acta. Ne deriva, secondo il consigliere, un vizio originario del provvedimento: «Si tratta di un atto manifestamente abusivo rispetto alla titolarità dell’organo che lo ha emanato».
Ma i rilievi non si fermano alla competenza istituzionale. Nel mirino finisce anche il profilo finanziario della norma. Il testo licenziato dall’Aula regionale comporterebbe un aumento di spesa, esplicitamente vietato dal piano di rientro tuttora vigente. Un elemento che, per Ciacco, espone la legge a «forti e fondati profili di illegittimità», destinati a emergere con chiarezza già nelle prossime settimane.
C’è poi un ulteriore aspetto che, nella lettura del consigliere cosentino, smaschera il carattere meramente propagandistico dell’operazione. La misura regionale, infatti, riproduce una previsione già destinata ad avere efficacia nazionale, inserita come emendamento nel decreto “Milleproroghe” in fase di conversione. «Un provvedimento ultroneo – sottolinea Ciacco – che copia furbescamente una norma nazionale ormai imminente». Da qui l’accusa diretta al presidente della Regione, Roberto Occhiuto, e all’intero Consiglio regionale di aver confezionato «un’operazione folkloristica», utile più alla comunicazione politica che alla soluzione dei problemi reali.
Nel merito, Ciacco allarga il ragionamento e chiama in causa l’insieme delle politiche adottate per fronteggiare la carenza di medici, compresi i bandi per il reclutamento di professionisti dall’estero. Misure che, a suo avviso, restano «fumosamente emergenziali» e incapaci di incidere sulla crisi strutturale del sistema sanitario calabrese. «In Calabria i medici non vengono o non restano – afferma – perché mancano condizioni dignitose per l’esercizio della professione».
Il quadro delineato è severo: aziende sanitarie e ospedaliere descritti come «cerchi marci», permeati da favoritismi e logiche di amichettismo; carenze tecnologiche che diventano terreno fertile per intrecci clientelari; una rete dell’emergenza-urgenza definita «un colabrodo» e pronto soccorso trasformati in «bolge dantesche». In questo contesto, il richiamo dei pensionati, oltre a non risolvere nulla, rischia di esporre professionisti già in quiescenza a un surplus lavorativo «usurante e insidioso».
Da qui la conclusione politica più dura: il voto favorevole espresso anche dalle opposizioni avrebbe finito per legittimare una manovra di facciata. «È stato un errore – conclude Ciacco – offrire un complice voto a favore. Si è data copertura a un’operazione di distrazione di massa che non affronta, e non vuole affrontare, le vere criticità della sanità calabrese».
Resta, sullo sfondo, una questione irrisolta che va oltre la singola legge: la necessità di una riforma profonda, capace di restituire credibilità alle istituzioni sanitarie e condizioni di lavoro adeguate ai professionisti. Senza questo cambio di passo, avverte Ciacco, ogni intervento rischia di restare un annuncio destinato a svanire, mentre l’emergenza continua a gravare sui cittadini.









































