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Appalto “Stadio San Vito”, la Commissione Controllo accende i riflettori: documentazione incompleta e criticità procedurali

Dal verbale del 15 gennaio emergono dubbi su ribassi, tempistiche e comunicazioni: la Commissione chiede chiarimenti e nuovi atti

COSENZA – Trasparenza amministrativa e correttezza delle procedure tornano al centro del dibattito politico-istituzionale a Cosenza. La Commissione consiliare permanente Controllo, riunitasi il 15 gennaio 2026, ha esaminato la documentazione relativa all’appalto di gara per lo “Stadio San Vito”, facendo emergere una serie di presunte anomalie e criticità che hanno spinto l’organismo consiliare a chiedere ulteriori approfondimenti. Un’istruttoria puntuale, messa nero su bianco nel verbale ufficiale, che restituisce il quadro di una procedura ritenuta non pienamente chiara sotto diversi profili.

La seduta, presieduta da Giuseppe D’Ippolito, si è svolta in forma pubblica alla presenza di otto componenti effettivi della Commissione, numero sufficiente a garantire il quorum deliberativo. All’ordine del giorno, un unico punto di forte rilevanza: la discussione sull’appalto di gara relativo allo Stadio San Vito, infrastruttura simbolica per la città e oggetto di un iter amministrativo seguito con attenzione dall’opinione pubblica.

Nel corso dei lavori, il Presidente ha riferito di aver acquisito documentazione sulla fase preliminare dell’affidamento per la progettazione, sottolineando come l’amministrazione abbia fatto ricorso a un affidamento diretto motivato da una riduzione del prezzo pari a 60.000 euro, definita come “sconto arbitrario”. Un passaggio che ha immediatamente sollevato perplessità tra i commissari, i quali hanno rilevato la necessità di comprendere meglio le ragioni tecniche e giuridiche alla base di tale scelta, chiedendo di acquisire ulteriore documentazione esplicativa.

Le presunte criticità non si fermano qui. Analizzando gli atti relativi alla gara d’appalto vera e propria, la Commissione ha evidenziato come, all’interno del progetto di fattibilità tecnico-economica, emerga una voce di prezzo menzionata dalla commissione di gara e sulla quale insistono chiarimenti non del tutto convincenti, definiti nel verbale come “tribuna modello CETA”. Un elemento che, secondo i commissari, merita un approfondimento specifico per verificare la coerenza tra progetto, base d’asta e valutazione delle offerte.

Particolare attenzione è stata riservata alla determinazione n. 3088/25, con la quale il RUP ha indicato come vincitrice la società CETA. La Commissione prende atto che, allo stato, non risultano acquisiti tutti i documenti di gara allegati a tale determinazione, inclusi i verbali della commissione giudicatrice. Una lacuna documentale che impedisce, di fatto, una valutazione pienamente consapevole e trasparente dell’iter seguito.

Un ulteriore elemento di criticità riguarda la comunicazione pubblica dell’esito della gara. Nel verbale si fa riferimento al fatto che l’assessore LLPP abbia annunciato, tramite social network, il 27 dicembre, la conclusione della procedura e il nome della società vincitrice, nonostante il procedimento non risultasse formalmente concluso e fosse già stata convocata una seduta di gara per una data successiva, il 29 dicembre. Una discrepanza temporale che solleva interrogativi sul corretto allineamento tra atti amministrativi e comunicazione istituzionale.

Nel dibattito interno alla Commissione emerge anche il tema della composizione della commissione di gara. Alcuni commissari riferiscono di aver appreso informalmente di problematiche relative allo sviluppo della procedura, in particolare sulla decisione di nominare un presidente esterno alla commissione stessa, nonostante la disponibilità di dirigenti comunali. Anche questo aspetto viene considerato meritevole di chiarimenti ufficiali.

Alla luce di tali elementi, la Commissione Controllo ha deliberato una serie di azioni concrete: sollecitare la trasmissione della documentazione di gara mancante; verificare puntualmente gli atti utilizzati come base della procedura; convocare il Segretario generale per chiarimenti; valutare, infine, l’opportunità di trasmettere gli atti all’ANAC per le verifiche di competenza.

Il verbale del 15 gennaio restituisce l’immagine di una Commissione che esercita fino in fondo il proprio ruolo di vigilanza, richiamando l’amministrazione a un principio fondamentale: la trasparenza non è un adempimento formale, ma una garanzia sostanziale per i cittadini. In una città che guarda al futuro anche attraverso la riqualificazione delle proprie infrastrutture sportive, il rispetto rigoroso delle procedure resta la condizione imprescindibile per coniugare sviluppo e fiducia nelle istituzioni.

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