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Saracena accende una luce contro la violenza: il 23 gennaio fiaccolata silenziosa per Federica Torzullo

La comunità si stringe nel silenzio e nella dignità: un gesto civile per trasformare il dolore in responsabilità collettiva, con l’appello del sindaco Renzo Russo

SARACENA (Cs) – Ci sono ferite che non appartengono solo a una famiglia o a un luogo, ma interrogano un’intera comunità. La morte di Federica Torzullo ha scosso Saracena e il territorio, imponendo una riflessione che va oltre l’emozione immediata. Non un clamore, non parole gridate: la risposta scelta è quella del silenzio condiviso, della luce accesa come segno di memoria e impegno. Venerdì 23 gennaio 2026, Saracena si raccoglierà in una fiaccolata silenziosa per dire no a ogni forma di violenza e riaffermare il valore della vita.

La voce della comunità, l’appello del sindaco

A interpretare il sentimento diffuso è il sindaco Renzo Russo, che in questi giorni ha dato voce a una comunità rimasta sospesa tra paura e speranza, aggrappata fino all’ultimo all’attesa di un ritorno che non c’è stato. «Oggi resta un dolore che non cerca clamore né esposizione – ha dichiarato il primo cittadino – ma chiede rispetto, consapevolezza e responsabilità collettiva». Parole che delineano un confine netto tra la legittima commozione e l’urgenza di un impegno quotidiano, fondato sull’educazione, sulla cultura dell’affettività e sulla responsabilità nelle relazioni.

Una fiaccolata silenziosa come gesto civile

L’appuntamento è fissato per le ore 19. La fiaccolata partirà da Piazza Mazziotti e si concluderà nel piazzale antistante il Cimitero. Al cammino prenderanno parte l’Amministrazione comunale, le Parrocchie di San Leone Vescovo e Santa Maria del Gamio e delle Armi, insieme alle associazioni cittadine. Un percorso sobrio ed essenziale, pensato per trasformare il dolore in presenza e il raccoglimento in responsabilità, come rifiuto pubblico e composto di ogni forma di violenza. Non una manifestazione, ma un segno; non uno slogan, ma una scelta condivisa.

Il silenzio che parla, la luce che resiste

Nel silenzio delle voci si accenderà una luce che non si spegne. È la luce della memoria, ma anche della dignità che resiste alla brutalità dei fatti. Una candela per Federica, per affermare che la violenza non può e non deve avere l’ultima parola. In un tempo in cui il rumore spesso sovrasta il senso, Saracena sceglie la via più antica e più efficace: quella del gesto simbolico, capace di unire e di interrogare le coscienze.

Educazione e responsabilità: oltre il lutto

Il messaggio che accompagna la fiaccolata va oltre il momento commemorativo. È un invito esplicito a trasformare il dolore in impegno costante. «Quando una vita viene spezzata – ha sottolineato Russo – il dolore non può esaurirsi nel raccoglimento». Da qui l’appello a investire sull’educazione al rispetto, sulle relazioni sane, sulla cura dell’altro. Temi che chiamano in causa famiglie, scuole, istituzioni e associazioni, in una responsabilità condivisa che guarda al futuro senza dimenticare il passato.

Un invito alla cittadinanza: esserci

L’Amministrazione comunale invita i giovani, le scuole, le famiglie e l’intero territorio a partecipare portando con sé una candela. Un segno semplice, ma carico di significato: memoria, vicinanza, preghiera. Essere presenti non solo per Federica, ma per affermare un principio che riguarda tutti: la vita ha un valore inviolabile e la comunità ha il dovere di custodirlo.

La fiaccolata di Saracena non pretende di lenire una ferita che resta aperta. Ambisce, piuttosto, a orientare il dolore verso una responsabilità che duri nel tempo. Nel silenzio di un cammino condiviso si afferma una scelta civile: ricordare, rispettare, educare. Perché solo così, davvero, la violenza non avrà l’ultima parola.