COSENZA – La sicurezza urbana non è più una questione episodica, ma un tema strutturale che incide sulla quotidianità dei cittadini e sulla tenuta stessa della comunità. A Cosenza, secondo l’opposizione, il problema ha ormai assunto i contorni di un’emergenza. Furti, vandalismi, microcriminalità diffusa e un crescente senso di insicurezza fanno da sfondo alla presa di posizione di Gianfranco Bonofiglio e Giacomo Mancini, che in una nota congiunta denunciano l’assenza di una strategia amministrativa e avanzano una proposta articolata per restituire ordine, fiducia e vivibilità alla città.
Il confronto con altre realtà urbane viene posto subito sul tavolo. Mentre a Bologna il sindaco Matteo Lepore ha ottenuto dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi l’assegnazione di 118 nuovi agenti della Polizia di Stato, a Cosenza – sostengono Bonofiglio e Mancini – l’amministrazione guidata da Franz Caruso avrebbe mostrato una grave carenza di interlocuzione istituzionale. Nessuna richiesta formale, nessun confronto con il Viminale, nessuna visione complessiva sulla sicurezza urbana: segnali, secondo i firmatari, di una guida debole e distratta.
Il quadro descritto è quello di una città che vive da tempo in un clima di paura e insofferenza. I quartieri si svuotano, le attività economiche faticano, cresce la percezione di un’assenza delle istituzioni. In questo contesto, l’opposizione ritiene non più rinviabile un cambio di passo: servono decisioni chiare, investimenti mirati e una visione di città capace di tenere insieme fermezza contro il crimine e interventi sulle cause sociali che alimentano l’illegalità.
Da questa impostazione nasce il progetto “Cosenza Sicura”, definito dai promotori serio, moderno e concretamente realizzabile. L’obiettivo dichiarato è semplice quanto ambizioso: riportare sicurezza e fiducia tra i cittadini attraverso un mix di tecnologia avanzata, presenza costante sul territorio e partecipazione civica. Il fulcro operativo della proposta è la creazione di una Control Room intelligente della Polizia Locale, concepita come il vero cervello della sicurezza urbana.
Nella centrale operativa dovrebbero confluire in tempo reale i dati della videosorveglianza, le informazioni sul traffico, le segnalazioni di emergenza e le immagini provenienti dai droni. L’elemento innovativo è rappresentato dall’impiego dell’intelligenza artificiale, in grado di analizzare automaticamente flussi e immagini, individuare situazioni anomale o comportamenti sospetti e indirizzare con rapidità le pattuglie verso gli interventi più urgenti.
Sul piano scientifico, Bonofiglio e Mancini indicano la volontà di avvalersi del contributo del gruppo di ricerca del professore Gottlob dell’Università della Calabria, riconosciuto come eccellenza accademica nel campo dell’intelligenza artificiale applicata alla sicurezza urbana. Il sistema, nelle intenzioni, sarebbe aperto anche alla partecipazione attiva dei cittadini, che potrebbero inviare segnalazioni, foto e video direttamente dai propri smartphone, diventando parte responsabile di una rete di prevenzione condivisa.
La tecnologia, tuttavia, viene considerata solo uno degli strumenti a disposizione. Senza una presenza fisica sul territorio, sottolineano i promotori, ogni innovazione rischia di restare inefficace. Oggi a Cosenza opererebbero quotidianamente su strada poco più di una quindicina di agenti della Polizia Locale, un numero giudicato del tutto insufficiente. Da qui la proposta di rafforzare gli organici, procedere a nuove assunzioni e investire in formazione specifica per rendere gli agenti pienamente capaci di utilizzare strumenti avanzati come droni, telecamere mobili e sistemi di geolocalizzazione.
Un ulteriore tassello riguarda il rapporto diretto tra cittadini e istituzioni. Il progetto prevede l’installazione di colonnine SOS intelligenti nei punti nevralgici della città, attraverso le quali chi si trovi in difficoltà possa chiedere aiuto in tempo reale, anche mediante videocomunicazione con la centrale operativa. Un segnale concreto di vicinanza e protezione, pensato per ridurre il senso di abbandono percepito da molti residenti.
Non meno rilevante è il tema dell’illuminazione pubblica, ritenuta insufficiente e mal distribuita. Strade e piazze poco illuminate diventano terreno fertile per i reati e alimentano l’insicurezza. La proposta prevede una mappatura delle aree critiche e un piano di potenziamento con tecnologie moderne, a basso consumo e ad alta resa luminosa, nella convinzione che “ridare luce alla città” significhi anche prevenire i reati e migliorare la qualità della vita.
Nel progetto “Cosenza Sicura”, la sicurezza viene infine declinata come coesione sociale. Da qui l’idea di attivare il Controllo di Vicinato, modello già adottato con successo in molti comuni italiani, basato su gruppi di residenti formati e in contatto diretto con la Polizia Locale. Un’iniziativa fondata sulla collaborazione civica, non su ronde o vigilanza privata, che mira a rafforzare il senso di comunità.
Un ruolo attivo sarebbe affidato anche ai cittadini over 70, le cosiddette “Pantere Grigie”, coinvolte in forme di volontariato civico regolamentato davanti alle scuole, agli attraversamenti pedonali e nei luoghi pubblici più frequentati. A ciò si aggiunge il rafforzamento della sinergia con l’Associazione Nazionale Carabinieri per il presidio di parchi e aree verdi, contrastando fenomeni come l’accattonaggio organizzato e i parcheggiatori abusivi.
Al di là del confronto politico, la proposta di Bonofiglio e Mancini pone una questione centrale: la sicurezza come diritto, non come concessione. “Cosenza Sicura” ambisce a essere una risposta organica a una città che chiede ordine, dignità e futuro. Sarà ora il dibattito pubblico a stabilire se questa visione potrà tradursi in un percorso condiviso per rilanciare la vivibilità urbana.









































