VIBO VALENTIA – Quando una squadra di calcio smette di essere soltanto un risultato sul campo e diventa specchio di una comunità, la sua crisi non può restare confinata alle cronache sportive. È con questo spirito che il sindaco di Vibo Valentia, Enzo Romeo, è intervenuto pubblicamente sulla situazione della US Vibonese Calcio, chiedendo chiarezza agli attuali gestori e lanciando un appello per il futuro del calcio cittadino. Un intervento che va oltre la contingenza agonistica e richiama il valore identitario di una società storica, legata a doppio filo alla città e alle sue generazioni.
«La Vibonese non è semplicemente una squadra di calcio. È un simbolo identitario, un pezzo della nostra storia», ha dichiarato Romeo, chiarendo sin dall’inizio il perimetro del suo intervento. Non un’ingerenza nelle dinamiche di una società privata, ma un atto dovuto a tutela di un bene che appartiene alla comunità vibonese. In una città in cui il calcio ha rappresentato per decenni un collante sociale, ciò che accade alla squadra riguarda non solo i tifosi, ma l’intero tessuto urbano.
Nel suo intervento, il sindaco non usa mezzi termini nel descrivere lo stato attuale della società. Da mesi, sottolinea, la città assiste a una gestione incapace di fornire «le garanzie minime di serietà, trasparenza e competenza». Restano senza risposta interrogativi fondamentali: chi sono realmente i proprietari, da dove provengono le risorse economiche, quale progetto sportivo si intenda perseguire. I numeri parlano da soli: oltre quaranta calciatori avvicendatisi in pochi mesi, due cambi di allenatore, un progressivo svuotamento di staff e collaboratori. A questo si aggiungono le condizioni del campo “Luigi Razza”, un tempo vanto cittadino, oggi indicato come simbolo di un declino gestionale.
Le dichiarazioni di mister Esposito dopo la gara di Enna, seguite dalle sue dimissioni e da quelle di altri calciatori, vengono lette dal primo cittadino come il segnale evidente di un malessere profondo. Non episodi isolati, ma il sintomo di una crisi strutturale che investe ogni livello della vita societaria. Una crisi che rischia di compromettere non solo la stagione sportiva, ma la credibilità stessa del club.
Romeo riconosce apertamente il ruolo fondamentale della sponsorizzazione del Gruppo Caffo, che sta consentendo alla gestione ordinaria di proseguire. Un sostegno definito «generoso» e costante, ma che non può essere confuso con una proprietà strutturata. «Chi garantisce la continuità? Chi risponde del futuro?», si chiede il sindaco, mettendo in guardia dal rischio di scambiare un apporto esterno, per quanto importante, con una governance solida e responsabile.
Il passaggio più netto dell’intervento è l’appello rivolto direttamente a Fernando Cammarata, Angelo Costa e Calogero Di Carlo. La richiesta è chiara: risposte pubbliche, non rassicurazioni generiche. «Avete un progetto? Avete le risorse per portarlo avanti?», domanda Romeo, sollecitando un confronto immediato con istituzioni, tifoseria e territorio. Il tempo, avverte, è ormai scaduto.
Se le risposte non dovessero arrivare o risultassero insufficienti, l’Amministrazione comunale non intende restare spettatrice. Sono già in corso interlocuzioni con imprenditori e professionisti del territorio per costruire una cordata vibonese in grado di rilevare la gestione e restituire dignità alla società. In questo scenario, il sindaco auspica che il Cavalier Giuseppe Caffo continui a rappresentare un punto di riferimento e di garanzia, valorizzando un legame storico che non può andare disperso.
L’appello finale non è rivolto solo agli addetti ai lavori, ma all’intera città. «Il calcio non è solo sport. È appartenenza, è passione, è identità», afferma Romeo, invitando Vibo Valentia a ritrovarsi e a non delegare più. Professionisti, ex protagonisti del mondo del calcio e personalità locali sono chiamati a farsi avanti, perché l’identità di una città – conclude il sindaco – «non si svende, non si abbandona, non si lascia morire».
La vicenda della US Vibonese Calcio si colloca oggi a un bivio decisivo. Tra chiarezza e responsabilità, tra continuità e rifondazione, il futuro del calcio vibonese passa dalla capacità di trasformare una crisi in occasione di rilancio. Una sfida che chiama in causa non solo una società sportiva, ma l’idea stessa di comunità.









































