Home Attualità Campania, chiesto l’arresto di Giovanni Zannini (FI): l’inchiesta della Procura guidata da...

Campania, chiesto l’arresto di Giovanni Zannini (FI): l’inchiesta della Procura guidata da Pierpaolo Bruni

Corruzione e concussione contestate al consigliere regionale: al centro l’azione investigativa della Procura di Santa Maria Capua Vetere

Il procuratore capo di Santa Maria Capua Vetere, Pierpaolo Bruni

SANTA MARIA CAPUA VETERE – È un’inchiesta che risale alle fondamenta del rapporto tra politica, amministrazione e interessi economici quella che la Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere ha portato alla luce chiedendo l’arresto del consigliere regionale campano Giovanni Zannini. Un’indagine complessa, articolata e rigorosa, coordinata dall’ufficio inquirente guidato dal procuratore Pierpaolo Bruni, che segna un passaggio rilevante nel controllo di legalità sulle dinamiche decisionali della Regione Campania.

La richiesta di misura cautelare riguarda Giovanni Zannini, oggi esponente di Forza Italia, indagato per corruzione e concussione in relazione a fatti che si collocano nella precedente consiliatura, quando sedeva tra i banchi della maggioranza a sostegno del presidente Vincenzo De Luca. Nello stesso procedimento la Procura ha chiesto il divieto di dimora per gli imprenditori Paolo e Luigi Griffo, padre e figlio, titolari della Spinosa Spa di Castel Volturno, azienda operante nella produzione di mozzarella di bufala campana Dop.

Secondo l’impianto accusatorio, alcune manovre finalizzate a favorire gli imprenditori caseari si sarebbero svolte anche all’interno degli uffici della Giunta regionale, a Palazzo Santa Lucia. È qui che Zannini, all’epoca presidente della Commissione Ambiente del Consiglio regionale, avrebbe attivato una rete di relazioni istituzionali per superare ostacoli tecnici e amministrativi legati alla realizzazione di un nuovo impianto produttivo.

Tra i passaggi chiave dell’inchiesta figura un incontro tra Zannini e il vicepresidente della Regione Campania, Fulvio Bonavitacola, assessore all’Ambiente, che non risulta indagato. Le intercettazioni e la ricostruzione delle riunioni documentano, secondo gli inquirenti, un’intensa attività di interlocuzione volta a orientare l’iter amministrativo. In una telefonata del 21 luglio 2023, agli atti dell’indagine, emerge il riferimento alla redazione di una relazione tecnica relativa a problemi fognari dell’impianto: un passaggio ritenuto decisivo per l’ottenimento del finanziamento.

È proprio su questi snodi che l’azione della Procura, diretta da Pierpaolo Bruni, assume particolare rilievo. L’indagine non si limita a fotografare singoli episodi, ma ricostruisce un sistema di pressioni e intermediazioni che avrebbe consentito di aggirare le resistenze dei funzionari regionali, i quali ritenevano necessaria la Valutazione di incidenza ambientale (VinCa) per il progetto.

L’ordinanza di sequestro dell’impianto Spinosa e di circa 4 milioni di euro di finanziamenti Invitalia, richiesta dal procuratore Bruni, firmata dal gip Daniela Vecchiarelli e confermata dal Tribunale del Riesame, rappresenta uno dei punti più significativi dell’inchiesta. Le accuse contestate includono falso, truffa per il conseguimento di erogazioni pubbliche e violazioni della normativa edilizia.

Secondo il giudice, l’ostacolo della VinCa sarebbe stato superato attraverso una convenzione tra il Comune di Cancello e Arnone e quello di Castello del Matese, dotato di commissione VinCa, consentendo una valutazione favorevole sulla non assoggettabilità del progetto. Una soluzione ritenuta dagli inquirenti artificiosa e funzionale allo sblocco delle autorizzazioni e dei fondi.

Nell’inchiesta non emergono passaggi di denaro contante. La Procura sostiene che la presunta corruzione si sarebbe concretizzata in utilità diverse, tra cui una vacanza su uno yacht messo a disposizione dagli imprenditori. Gli atti fanno riferimento a contatti frequenti tra Zannini e i Griffo nei mesi estivi del 2023, con promesse di interventi diretti presso la Regione.

Dal canto loro, i legali degli imprenditori, Giuseppe Stellato e Mario Griffo, contestano radicalmente l’impianto accusatorio, sostenendo che per l’iniziativa edilizia in questione la procedura di VinCa non fosse necessaria.

Al di là degli esiti giudiziari, che spetterà ai tribunali stabilire, l’inchiesta coordinata da Pierpaolo Bruni si impone per metodo e profondità. È il segnale di una magistratura che presidia con fermezza il confine tra interesse pubblico e pressioni private, riaffermando un principio antico quanto essenziale: la trasparenza amministrativa non è un’opzione, ma un dovere. Ed è proprio da questa continuità istituzionale, saldamente ancorata alla legalità, che può costruirsi una fiducia credibile nel futuro delle istituzioni.