ROMA – L’ex Ilva di Taranto torna al centro del confronto politico e istituzionale, confermandosi uno dei nodi più complessi e simbolici della storia industriale italiana. Nel corso dell’esame in Aula delle questioni pregiudiziali sul decreto-legge dedicato al futuro del polo siderurgico, il deputato di Forza Italia Andrea Gentile, componente della Commissione Affari Costituzionali, ha tracciato una linea netta: di fronte a una crisi industriale, sociale e ambientale di questa portata, non è più tempo per i rinvii o per un’opposizione pregiudiziale, ma per scelte responsabili e lungimiranti.
Gentile ha definito il decreto come un provvedimento che affronta «una delle crisi industriali, sociali e ambientali più complesse della storia repubblicana», sottolineando come le conseguenze del lungo stallo abbiano inciso profondamente non solo sui lavoratori e sulla città di Taranto, ma sull’intero sistema industriale nazionale. Una crisi che, per dimensioni e impatto, va ben oltre i confini pugliesi, chiamando in causa la credibilità dello Stato nella gestione degli asset strategici.
Al centro dell’intervento del parlamentare azzurro vi è il tema dell’urgenza. Un’urgenza che, secondo Gentile, non è artificiosa né strumentale, ma «concreta»: garantire la continuità produttiva di un impianto strategico, tutelare migliaia di posti di lavoro, evitare il collasso dell’indotto e consentire allo Stato di governare una transizione industriale complessa, anziché subirla. È una visione che richiama una tradizione di politica industriale fondata sul pragmatismo e sulla responsabilità, nella consapevolezza che l’inerzia può produrre danni irreversibili.
Il deputato di Forza Italia ha richiamato anche i più recenti passaggi sul fronte ambientale e sanitario, spesso evocati come terreno di scontro. La scorsa estate, ha ricordato, il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) ha proceduto al rinnovo dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) per gli impianti siderurgici, integrandola con una Valutazione di Impatto Sanitario elaborata dall’Istituto Superiore di Sanità. Un passaggio tutt’altro che formale, che ha inteso rafforzare il quadro delle tutele e rendere più stringente il controllo sugli effetti delle attività produttive.
In questa cornice si inseriscono anche le parole del ministro Gilberto Pichetto Fratin, che ha sottolineato come il nuovo assetto regolatorio sia stato armonizzato con le indicazioni della Corte di giustizia dell’Unione europea. Un allineamento che, nelle intenzioni del Governo, segna un avanzamento concreto sul terreno della sostenibilità e della prevenzione del danno sanitario, superando l’antinomia rigida tra produzione e ambiente che per anni ha paralizzato ogni decisione.
Il cuore politico dell’intervento di Gentile è però racchiuso in un messaggio chiaro e diretto: «Non si può sempre dire “no”». Governing a complex country like Italy, ha sostenuto, richiede perseveranza e la capacità di assumersi il peso di scelte difficili, soprattutto quando in gioco vi sono la continuità produttiva e la tenuta di un intero sistema economico. Il rischio, altrimenti, è che l’incertezza si traduca in un danno strutturale non solo per Taranto e la Puglia, ma per la manifattura nazionale nel suo complesso.
Da qui la critica alle «pregiudiziali ideologiche» che, secondo il deputato, finiscono per precedere e condizionare persino il dibattito sulle questioni di costituzionalità. Un richiamo che suona come un invito a riportare la discussione su un terreno di merito, dove il confronto avvenga sui dati, sulle soluzioni possibili e sugli effetti concreti delle decisioni, anziché su contrapposizioni di principio.
La vicenda dell’ex Ilva continua così a rappresentare uno spartiacque per la politica industriale italiana: un banco di prova in cui si misurano la capacità dello Stato di coniugare sviluppo e tutela della salute, memoria delle ferite del passato e visione del futuro. La sfida, come emerge dal dibattito parlamentare, è governare la transizione senza cedere né alla rassegnazione né alla retorica del “tutto o nulla”. Perché, come insegna la storia industriale del Paese, il coraggio delle scelte – quando è accompagnato da regole chiare e controlli rigorosi – resta l’unica strada per evitare che le crisi diventino irreversibili.









































