CARAFFA DEL BIANCO (RC) – Nel cuore più aspro dell’Aspromonte, dove la natura si fa barriera e il silenzio diventa complice, i Carabinieri hanno riportato alla luce un arsenale che inquieta per quantità e potenza di fuoco. Un sequestro di armi da guerra, esplosivi e munizioni che conferma come le zone più impervie della Calabria continuino a essere utilizzate come depositi occulti dalla criminalità organizzata, ma anche come lo Stato non arretri di un passo nel controllo del territorio.
L’operazione, condotta dai militari della Compagnia di Bianco dell’Arma dei Carabinieri, si è svolta nel territorio del Comune di Caraffa del Bianco, in provincia di Reggio Calabria. Un’area isolata, difficilmente accessibile, scelta non a caso per nascondere materiale destinato, con ogni probabilità, a scenari criminali di estrema pericolosità.
L’attività rientra in un più ampio dispositivo di prevenzione e contrasto ai fenomeni illegali, intensificato nelle ultime settimane su tutta la fascia aspromontana e locridea.
Determinante è stato il contributo dello Squadrone Eliportato Cacciatori di Calabria, reparto d’élite dell’Arma specializzato nelle operazioni in ambienti impervi. Durante una meticolosa perlustrazione, i militari hanno individuato un fusto in plastica accuratamente occultato tra le pietre di un muro di contenimento, mimetizzato per sfuggire anche ai controlli più attenti. Un nascondiglio rudimentale solo in apparenza, studiato per resistere al tempo e agli sguardi indiscreti.
All’interno del contenitore, il rinvenimento ha assunto contorni allarmanti: un fucile d’assalto tipo Kalashnikov con caricatore e munizioni calibro 7.62×39, un fucile semiautomatico calibro 12 con matricola abrasa, una doppietta dello stesso calibro, tre bombe anticarro M-60 e altri tre razzi anticarro. Un armamento che va ben oltre la dimensione della criminalità comune e richiama scenari di tipo paramilitare, per capacità offensiva e potenziale distruttivo.
La presenza di materiale esplodente ha imposto l’immediata attivazione delle procedure di massima sicurezza. Sul posto sono intervenuti gli artificieri antisabotaggio del Comando provinciale di Reggio Calabria, che hanno provveduto a isolare l’area con un’accurata cinturazione, tutelando l’incolumità degli operatori e prevenendo qualsiasi rischio per la popolazione.
Gli ordigni, dopo le verifiche tecniche, sono stati fatti brillare sul posto secondo i protocolli previsti. Un intervento lungo e delicato, protrattosi per diverse ore, che testimonia la complessità dell’operazione. Le ricerche non si sono fermate al primo ritrovamento.
Nel prosieguo dei controlli, estesi a casolari e strutture rurali dismesse della zona, i Carabinieri hanno individuato un secondo deposito occulto all’interno di un fabbricato abbandonato. Qui sono stati sequestrati altri quattro fucili e una pistola Smith & Wesson, insieme a un consistente quantitativo di munizioni di vario calibro. Anche questo materiale è stato posto sotto sequestro e sarà ora oggetto di approfondimenti investigativi.
Il bilancio complessivo dell’operazione è significativo: un arsenale sottratto alla disponibilità della criminalità, potenzialmente destinato a fatti di sangue, regolamenti di conti o azioni intimidatorie capaci di destabilizzare interi territori. In contesti come quello aspromontano, dove la geografia ha storicamente offerto rifugi e nascondigli, ogni sequestro di questo tipo rappresenta non solo un successo operativo, ma un segnale concreto di presenza dello Stato.
L’intervento conferma, ancora una volta, la capacità dell’Arma dei Carabinieri di operare con efficacia anche nei contesti più complessi, coniugando conoscenza del territorio, specializzazione e coordinamento tra reparti. misura la forza silenziosa delle istituzioni.









































