Roberto Occhiuto

CATANZARO – Ufficialmente è una scelta di responsabilità e di unità. Politicamente, però, il passo indietro di Roberto Occhiuto dal congresso nazionale di Forza Italia racconta molto di più. Le dichiarazioni rilasciate a Milano, a margine di un evento pubblico, segnano la fine di una fase e fotografano i nuovi equilibri interni al partito azzurro, dopo il progressivo raffreddamento dei rapporti con l’area più direttamente riconducibile alla famiglia Berlusconi.

Davanti ai cronisti, Occhiuto ha speso parole di apprezzamento senza riserve per il segretario nazionale Antonio Tajani, definendolo «una persona di grande saggezza ed equilibrio» e attribuendogli il merito di aver tenuto in vita Forza Italia in una fase che appariva politicamente terminale. «Non mi candiderò al congresso nazionale, c’è Tajani e va benissimo», ha chiarito il presidente della Regione Calabria, chiudendo formalmente ogni ipotesi di competizione interna.

Una rinuncia che, tuttavia, difficilmente può essere letta come una scelta del tutto spontanea. Nelle ultime settimane, infatti, si è progressivamente consumato un distacco tra Occhiuto e l’asse berlusconiano, con segnali politici sempre più evidenti di un venir meno delle coperture e delle sponde che in passato ne avevano accompagnato l’ascesa nazionale. Il riferimento è all’area vicina a Marina Berlusconi, oggi interlocutrice influente nel processo di ridefinizione identitaria del partito fondato da Silvio Berlusconi.

In questo contesto, il passo indietro appare come l’esito di un ridimensionamento politico più che di una semplice scelta personale. Le parole pronunciate da Occhiuto, misurate e istituzionali, sembrano costruite proprio per evitare fratture pubbliche e per certificare una lealtà che, nei fatti, arriva dopo una marginalizzazione ormai evidente. Un arretramento che consente al governatore calabrese di preservare il proprio ruolo istituzionale e di restare dentro il perimetro della dirigenza nazionale, evitando uno scontro che sarebbe stato difficilmente sostenibile.

Non a caso, il cuore del suo intervento è stato il richiamo insistito al “pensiero di Berlusconi”. Occhiuto ha evocato il fondatore di Forza Italia come riferimento complessivo, non selettivo: politica economica liberale, atlantismo in politica estera, libertà di coscienza sui diritti civili e, soprattutto, un metodo basato sulla ricerca delle ragioni dell’unità e non della divisione. Un messaggio che suona anche come una richiesta implicita di riconoscimento e di reinclusione, in una fase in cui il partito sembra aver scelto di stringersi attorno a una leadership unica e non contendibile.

Il governatore calabrese ha poi spostato il baricentro del discorso sul terreno delle riforme, rivendicando con orgoglio le battaglie combattute anche contro gli alleati di governo. In particolare, ha ricordato le due vittorie ottenute davanti alla Corte costituzionale contro i decreti dell’allora ministro Matteo Salvini in materia di trasporto pubblico non di linea. Una rivendicazione che diventa manifesto politico: liberalizzazione del mercato dei taxi, eliminazione dei vincoli per gli Ncc e primato dell’interesse degli utenti rispetto a quello delle corporazioni.

«Vorrei che Forza Italia fosse il partito che ha il coraggio di rinunciare ai voti di qualche corporazione», ha affermato Occhiuto, indicando una linea liberale coerente con la tradizione originaria del partito, ma oggi non sempre centrale nel dibattito interno. Anche in questo passaggio emerge, in filigrana, la distanza tra una visione riformista e le nuove sensibilità che attraversano il centrodestra di governo.

Il passo indietro di Occhiuto, dunque, è il segnale di un riequilibrio dei rapporti di forza interni a Forza Italia, in cui alcune ambizioni vengono ridimensionate e altre consolidate. Il governatore calabrese sceglie la via della lealtà pubblica per restare nella partita, accettando un arretramento imposto più dai nuovi assetti che dalla volontà personale.