CATANZARO – Una struttura formalmente accreditata, ma nei fatti privata della sua funzione principale. È il paradosso che avvolge la Residenza sanitaria assistenziale di Girifalco, al centro di un’interrogazione a risposta scritta presentata dal consigliere regionale Enzo Bruno, capogruppo di “Tridico Presidente”, indirizzata al presidente della Giunta regionale nella sua veste di Commissario ad acta per la sanità.
L’obiettivo dell’iniziativa è fare piena luce su una vicenda che si trascina da oltre quindici anni e che, secondo Bruno, non può più essere archiviata come un semplice disallineamento amministrativo.
«La Rsa di Girifalco non può restare una struttura accreditata solo sulla carta», afferma il consigliere, richiamando una situazione che incide direttamente sul diritto all’assistenza e sulla tenuta occupazionale di un presidio sociosanitario considerato strategico per l’area.
Il punto centrale dell’interrogazione riguarda lo stop ai ricoveri, che – come sottolinea Bruno – risulterebbero bloccati dal 2010, nonostante il riconoscimento dell’accreditamento “ex lege”, più volte confermato dall’Asp di Catanzaro. Una condizione che ha prodotto nel tempo effetti a cascata, trasformando una struttura nata per rispondere ai bisogni della popolazione anziana in un presidio progressivamente svuotato.
Secondo quanto ricostruito dal consigliere regionale, la mancata possibilità di accogliere nuovi pazienti ha determinato una riduzione costante delle presenze, con un impatto diretto sull’organizzazione interna e sull’equilibrio economico della Rsa. Un’anomalia che, a distanza di anni, continua a non trovare una spiegazione ufficiale e condivisa.
Il blocco dei ricoveri non è rimasto senza conseguenze sul piano occupazionale. Bruno evidenzia come la progressiva contrazione dell’utenza abbia portato a una riduzione dell’organico, spingendo diversi lavoratori a chiedere il trasferimento. Una scelta dettata non solo da esigenze personali, ma anche dal timore concreto che la struttura possa avviarsi verso una chiusura di fatto, causata dall’assenza di nuovi ingressi.
Eppure, sottolinea il consigliere, il personale rimasto continua a garantire il servizio con senso di responsabilità, spesso sostenendo carichi di lavoro prossimi ai limiti contrattuali. Un impegno che rischia di essere vanificato se non si interviene sul nodo principale: la riattivazione dei ricoveri.
Per Enzo Bruno, la strada da percorrere è chiara e non più rinviabile. Riattivare i ricoveri significa ridare funzione alla Rsa, rispondere ai bisogni assistenziali del territorio e, allo stesso tempo, creare le condizioni per una stabilizzazione dell’organico. Senza questo passaggio, ogni altra misura rischia di rimanere inefficace o meramente tampone.
Nell’interrogazione, il consigliere chiede alla Regione Calabria di chiarire le ragioni – amministrative, organizzative o sanitarie – che hanno portato al blocco ultraventennale e di indicare quali iniziative urgenti si intendano assumere per sbloccare la situazione.
Tra le proposte avanzate da Bruno figura anche la convocazione urgente di un tavolo di confronto che coinvolga Regione, Asp, Comune di Girifalco, rappresentanze dei lavoratori e associazioni del territorio. Un luogo istituzionale in cui affrontare in modo organico non solo l’emergenza dei ricoveri, ma anche un possibile piano di rilancio della struttura, capace di restituirle un ruolo pienamente operativo nel sistema sociosanitario regionale.
«La Rsa di Girifalco rappresenta un presidio importante – conclude Enzo Bruno – e lasciarla in questa condizione significa penalizzare gli anziani e i lavoratori». Parole che chiamano in causa una responsabilità politica e amministrativa più ampia, in una regione dove il tema dell’assistenza agli anziani e della rete delle RSA è destinato a diventare sempre più centrale.
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