DAVOS – Dal palco di Davos, crocevia della diplomazia globale, Volodymyr Zelensky torna a mettere al centro il futuro della guerra in Ucraina. Dopo il faccia a faccia con il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, il leader di Kiev annuncia un’intesa sulle garanzie di sicurezza e apre a un passaggio che potrebbe segnare una svolta: l’avvio imminente di negoziati trilaterali con Washington e Mosca.
Parlando con i giornalisti a margine del Forum economico mondiale, Volodymyr Zelensky ha confermato di aver raggiunto un accordo con Donald Trump sulle garanzie di sicurezza per l’Ucraina. Restano invece “ancora irrisolte”, ha precisato, le questioni legate ai territori dell’Est occupati dalla Russia.
Il presidente ucraino ha inoltre annunciato che il primo incontro trilaterale tra Stati Uniti, Russia e Ucraina si terrà tra domani e dopodomani ad Abu Dhabi, segnando un nuovo tentativo di riavviare il dialogo dopo mesi di stallo.
Ai negoziati parteciperanno, per Washington, gli inviati Steve Witkoff e Jared Kushner; per Kiev il capo dell’ufficio presidenziale Kyrylo Budanov, il segretario del Consiglio di sicurezza Rustem Umerov e il diplomatico Sergiy Kyslytsya. Mosca sarà rappresentata dal negoziatore Kirill Dmitriev e dal vertice dell’intelligence militare.
Nel suo intervento a Davos, Zelensky ha adottato toni particolarmente critici verso l’Unione europea, accusata di mancanza di volontà politica. Ha ricordato il congelamento dei beni russi, definendo però “bloccata” la decisione sul loro utilizzo a favore dell’Ucraina, e ha lamentato l’assenza di progressi concreti sull’istituzione di un tribunale per i crimini di guerra russi.
“L’Europa sembra divisa e incerta”, ha osservato, invitando i Paesi membri a superare le esitazioni e a dotarsi di forze armate realmente integrate: “Quando siamo uniti siamo invincibili”.
Sul fronte militare e strategico, Zelensky ha messo in guardia dall’eccessiva dipendenza dalla Nato e dagli Stati Uniti, sottolineando come a Bruxelles serpeggi il timore di un possibile cambio di passo americano. Un timore che, a suo avviso, rende urgente una difesa europea più autonoma e tempestiva.
Nel frattempo, il contesto internazionale resta teso. Il presidente francese Emmanuel Macron ha annunciato l’abbordaggio, da parte della Marina francese, di una petroliera russa nel Mediterraneo, sospettata di eludere le sanzioni. Un’operazione condotta, ha assicurato, nel rispetto del diritto internazionale e ora al vaglio della magistratura.
Da Davos è arrivato anche l’appello del segretario generale della Nato Mark Rutte, che ha invitato alleati europei e canadesi a non distogliere l’attenzione dall’Ucraina, mentre la Russia intensifica gli attacchi alle infrastrutture energetiche. Sulla stessa linea il premier olandese Dick Schoof, che ha ribadito la necessità di aumentare la pressione su Mosca.
Da Mosca, infine, il Cremlino ha scelto la prudenza. Il portavoce Dmitry Peskov ha evitato commenti sullo stato dei negoziati, pur riconoscendo l’apprezzamento del presidente russo per gli sforzi diplomatici dell’amministrazione Trump.
Tra annunci, cautele e accuse incrociate, Davos restituisce l’immagine di una fase delicata: i canali del dialogo si riaprono, ma il percorso resta irto di ostacoli. L’eventuale vertice di Abu Dhabi dirà se alle parole seguiranno passi concreti o se, ancora una volta, la diplomazia dovrà inseguire gli eventi sul campo.









































