SAN GIOVANNI IN FIORE (Cs) – La tutela della fauna selvatica e del patrimonio ambientale della Sila passa anche attraverso un presidio costante del territorio. È in questo solco che si inserisce l’ultima operazione della Polizia Provinciale di Cosenza, che ha intensificato i controlli contro il bracconaggio dei cervidi, portando al sequestro di un capriolo abbattuto illegalmente, di armi e di materiale utilizzato per attività venatorie vietate.

L’azione, condotta dal Distaccamento di San Giovanni in Fiore sotto il coordinamento del comandante, il maggiore Rosario Marano, è il risultato di una complessa attività investigativa avviata nei mesi scorsi. Un lavoro silenzioso e metodico, mirato a contrastare fenomeni di bracconaggio particolarmente dannosi per specie protette come cervi e caprioli, che rappresentano un elemento identitario dell’ecosistema silano.

I servizi di controllo hanno interessato un’ampia porzione del territorio montano della provincia di Cosenza, coinvolgendo i comuni di Aprigliano, Bocchigliero, Casali del Manco, Longobucco, San Giovanni in Fiore e Spezzano della Sila. Zone di alto pregio naturalistico, dove la pressione illegale della caccia di frodo continua a rappresentare una minaccia concreta alla biodiversità.

Nel corso delle attività di polizia giudiziaria, gli agenti hanno sequestrato un esemplare adulto femmina di capriolo, ucciso e già sezionato per facilitarne il trasporto. Insieme all’animale sono stati rinvenuti e posti sotto sequestro diversi strumenti utilizzati per il bracconaggio, oltre ad armi improprie impiegate nelle azioni illecite.

Particolarmente significativa una delle azioni operative svolte all’interno di una fitta area boschiva, completamente coperta di neve e ricadente nel Parco Nazionale della Sila. Qui gli agenti hanno intercettato un uomo armato di fucile, intento alla caccia di ungulati in un’area sottoposta a speciale tutela ambientale, dove l’attività venatoria è severamente vietata.

A seguito degli accertamenti, è stata trasmessa una dettagliata notizia di reato alla Procura della Repubblica presso il Tribunale Ordinario di Castrovillari. Le ipotesi di reato contestate riguardano, tra l’altro, l’esercizio dell’attività venatoria all’interno di aree protette, l’introduzione non autorizzata di armi in zone vincolate, l’uccisione e la detenzione di specie protette, oltre a violazioni della normativa in materia di armi e a delitti dei privati contro la pubblica amministrazione. Resta fermo, come previsto dall’ordinamento, il principio della presunzione di innocenza, in base al quale la responsabilità penale sarà accertata solo con sentenza definitiva.

L’operazione si inserisce in una strategia più ampia di salvaguardia del patrimonio naturalistico silano, un equilibrio fragile che può essere compromesso da comportamenti illegali capaci di produrre effetti duraturi sull’intero ecosistema. La repressione del bracconaggio, in questo contesto, non è solo un atto di legalità, ma anche una scelta di civiltà ambientale.

Nel commentare l’esito dell’intervento, il presidente della Provincia di Cosenza, Giancarlo Lamensa, ha espresso «il più sincero apprezzamento per il lavoro svolto dalla Polizia Provinciale di Cosenza», sottolineando come il contrasto al bracconaggio rappresenti «una priorità assoluta per la tutela della biodiversità e per la difesa del nostro territorio». Un impegno che, ha aggiunto, proseguirà con determinazione, soprattutto all’interno delle aree protette.

Le attività di controllo e monitoraggio continueranno anche nei prossimi mesi, con l’obiettivo di prevenire e reprimere ogni forma di caccia illegale. La difesa della Sila, del suo patrimonio faunistico e del suo valore simbolico passa da qui: dal rispetto delle regole e da un’azione istituzionale costante, capace di coniugare tradizione, legalità e una visione responsabile del futuro.