CALOPEZZATI (Cs) – A Calopezzati il mare non aspetta i comunicati. Avanza, metro dopo metro, mentre la politica discute, chiarisce, puntualizza. Le immagini diffuse in questi giorni – foto e video che mostrano onde ormai a ridosso delle abitazioni – raccontano una realtà che stride con il linguaggio rassicurante delle note istituzionali. Qui non è in gioco un dibattito astratto sull’erosione costiera, ma la sopravvivenza di una comunità che vede evaporare, come sabbia, gli investimenti di una vita.
Il tempo della burocrazia contro il tempo del mare
Dal 2017 si parla di un progetto finanziato, di risorse stanziate, di procedure avviate. Anni di passaggi tecnici, autorizzazioni, studi preliminari, pareri ambientali. Tutto legittimo, tutto necessario. Ma mentre le carte seguono il loro corso, il mare segue il suo, molto più rapido.
Il confronto tra un video del 2019 (allegato2), che mostra una spiaggia ampia, e le riprese attuali (allegato1) è impietoso: dove c’era arenile oggi ci sono onde che battono dietro le recinzioni. Non è una percezione, è una constatazione visiva.
Le parole del Comune e la distanza dalla realtà
L’Amministrazione comunale, con un recente chiarimento pubblico, ha rivendicato il lavoro svolto: progetto finanziato dalla Regione, iter portato avanti dall’attuale esecutivo, aggiornamenti alla cittadinanza, ultimo passaggio legato a una valutazione ambientale specialistica.
Una ricostruzione che, sul piano amministrativo, può anche risultare lineare. Ma che sul piano concreto non rassicura chi vive sulla costa. Perché la distanza tra ciò che “è in corso” e ciò che accade ogni giorno davanti alle case è diventata insostenibile. La sensazione diffusa è che si parli molto e si faccia poco, o comunque troppo lentamente rispetto all’urgenza. Consiglieri regionali, deputati, senatori: non si vede nessuno.
La paura di perdere tutto
È questo l’aspetto che emerge con maggiore forza dalle testimonianze dei residenti. Non rabbia ideologica, ma paura. Paura che una villetta costruita con sacrifici, un’abitazione acquistata dopo anni di lavoro, un’attività turistica avviata investendo risparmi e mutui possano scomparire sotto i colpi delle mareggiate.
«Il mare entra quasi in casa», raccontano. «Ogni inverno è peggio del precedente». Qui non si parla di un disagio temporaneo, ma del rischio concreto che il valore di una vita di lavoro si azzeri senza che nessuno riesca a fermare l’onda lunga dell’inerzia.
Un paese che si sente lasciato solo
La Marina di Calopezzati dà sempre più l’impressione di un luogo sospeso, come se il tempo si fosse fermato per le istituzioni ma accelerato per la natura. Case esposte, villette a rischio, un camping minacciato: elementi che, messi insieme, alimentano la sensazione di un paese che rischia di diventare fantasma.
Anche l’attenzione mediatica nazionale, arrivata con un recente servizio televisivo che però non mostra tale stato di cose, viene vissuta con sentimenti contrastanti: da un lato la speranza che finalmente qualcuno guardi, dall’altro l’amara constatazione che vedere non equivale ad agire.
Politica delle spiegazioni, cittadini delle conseguenze
Il punto non è negare la complessità delle procedure, né ignorare i vincoli ambientali. Il punto è un altro: mentre la politica spiega, giustifica e si difende dalle accuse di strumentalizzazione, i cittadini pagano il prezzo più alto.
Ogni mese che passa senza interventi significa nuovi danni, nuove crepe, nuove paure. E soprattutto significa un messaggio implicito devastante: che tra la tutela formale e la protezione reale, la seconda può aspettare.
Calopezzati è oggi il simbolo di una frattura profonda tra il linguaggio della politica e la vita delle persone. Da una parte note ufficiali, iter e pareri; dall’altra il mare che entra nelle case e cancella certezze. Il rischio non è solo perdere metri di costa, ma la fiducia di una comunità che chiede meno parole e più opere. Perché il tempo, a differenza dei comunicati, non si può riscrivere.









































