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Asp di Cosenza, De Salazar scopre l’ascolto: dialogo interno dopo dimissioni e doppi incarichi

Il manager dell’Azienda ospedaliera guida ad interim l’Asp dopo l’addio di Graziano: ai vertici si dimettono Magnelli e Rizzo, fedelissimi dell'ex manager

De Salazar e Graziano

COSENZA – C’è chi cambia poltrona e chi, più semplicemente, le accumula. In Calabria, la sanità continua a distinguersi anche per questo. All’Azienda sanitaria provinciale di Cosenza, l’arrivo di Vitaliano De Salazar come commissario ad interim ha prodotto un immediato effetto collaterale: dimissioni ai vertici e, quasi in contemporanea, un invito al personale fondato su ascolto e confronto. Un gesto nobile, verrebbe da dire. Anche perché arriva in un momento in cui, più che le voci, sembrano mancare le certezze.

De Salazar, direttore generale dell’Azienda ospedaliera di Cosenza e, ad interim, commissario dell’Asp di Cosenza. La reggenza temporanea è scattata dopo che Antonio Graziano ha preso servizio all’Asp di Crotone, lasciando libera – si fa per dire – la guida dell’azienda sanitaria cosentina. In attesa di tempi migliori, si è scelto di concentrare le responsabilità. Del resto, l’emergenza è ormai una forma ordinaria di governo.

L’ingresso di De Salazar all’Asp non è passato inosservato. Anzi. A pochi giorni dall’insediamento, dopo le sue dichiarazioni su possibili tagli, si sono dimessi Remigio Magnelli, direttore amministrativo, e Martino Rizzo, direttore sanitario (Maria Bernardi diventa nuova referente sanitaria). Due figure apicali, due pilastri della struttura, due uscite che hanno lasciato un vuoto gestionale non esattamente trascurabile. Un dettaglio, forse, in un’azienda che da anni convive con organigrammi mobili e assetti provvisori. O forse un’operazione politica, magari alla luce di tutte le vicende che da anni stanno caratterizzando l’Asp, visto che in un sol colpo è stato cancellato l’intero organigramma di vertice.

È in questo scenario che il neo commissario ha deciso di scrivere al personale. Una lettera dal tono cordiale e istituzionale, in cui De Salazar dichiara di voler conoscere il punto di vista dei dipendenti sull’andamento aziendale, sulle condizioni di lavoro, sulle criticità riscontrate e sulle aspettative professionali. L’obiettivo è promuovere un “clima di ascolto e confronto costruttivo”, finalizzato al miglioramento continuo dell’organizzazione e dei servizi.

Una scelta che ha il sapore delle buone maniere amministrative di una volta, quando prima di riformare si chiedeva almeno un parere. Il commissario si dice disponibile anche a incontri personali e invita i lavoratori a scrivere a un indirizzo email dedicato. Un’apertura apprezzabile, soprattutto se si considera che arriva mentre l’azienda è priva sia del direttore amministrativo sia di quello sanitario.

Il contesto, tuttavia, resta quello che è. De Salazar porta all’Asp l’esperienza maturata alla guida dell’Azienda ospedaliera di Cosenza, realtà che non brilla esattamente per efficienza e serenità gestionale. Carenze di personale, organizzazione sotto pressione e criticità strutturali sono elementi noti, difficili da archiviare come semplici incidenti di percorso. Non proprio un biglietto da visita rassicurante, ma certamente un banco di prova utile.

In questo quadro, l’invito all’ascolto assume una doppia valenza. Da un lato, segnala la volontà di coinvolgere il personale in una fase delicata, riconoscendone il ruolo centrale. Dall’altro, rischia di apparire come l’ennesima chiamata alla collaborazione mentre le decisioni strategiche restano sospese tra un incarico provvisorio e l’altro.

Il personale, abituato a convivere con riorganizzazioni annunciate e mai completate, sa bene che il vero discrimine non sta nelle parole, ma negli atti. L’ascolto, per essere credibile, dovrà tradursi in scelte concrete, coperture reali dei ruoli vacanti e una direzione chiara. In caso contrario, resterà una parentesi gentile in un romanzo amministrativo piuttosto confuso.

L’appello al dialogo lanciato da De Salazar arriva nel momento forse più instabile per l’Asp di Cosenza e drammatico per la sanità regionale. Non rimette ordine nei vertici né risolve le criticità strutturali della sanità territoriale. Ma introduce un elemento spesso trascurato: l’idea che, prima di governare, occorra ascoltare. In Calabria, dove l’emergenza è diventata sistema, anche questa può sembrare una novità. Purché non sia solo una buona intenzione ben protocollata.