CATANZARO – Una decisione destinata a far discutere, e non solo negli ambienti giudiziari calabresi. Un’ordinanza della giudice dell’udienza preliminare distrettuale di Catanzaro, Danila Gilda Romano, introduce per la prima volta in Italia un tema delicato: il diritto degli imputati a contestare, nello Stato di esecuzione, le prove acquisite all’estero nell’ambito delle indagini sui criptofonini Sky Ecc. Una scelta che potrebbe incidere su procedimenti di primo piano contro la ’ndrangheta, fondati anche sulle comunicazioni criptate intercettate dalle autorità francesi.
La questione emerge nell’udienza preliminare dell’operazione “Ostro”, l’inchiesta che un anno fa ha portato alla luce i legami tra la cosca Gallace di Guardavalle – storicamente radicata nel Catanzarese ma con estese ramificazioni in Lazio e Lombardia – e l’amministrazione comunale di Badolato, successivamente sciolta per infiltrazioni mafiose. Un’indagine che ricostruisce anche il ruolo della cosca in una rete internazionale di traffico di narcotici dal Sudamerica.
Alcuni difensori hanno sollevato un’istanza mirata: poter accedere agli atti delle indagini condotte in Francia, da cui provengono le prove digitali acquisite tramite la piattaforma Sky Ecc, per esercitare pienamente il cosiddetto “diritto di contestazione”. Al centro, anche la verifica dell’avvenuta notifica dell’Ordine europeo di indagine (Oie), passaggio che consentirebbe agli interessati di attivare i rimedi giurisdizionali previsti nello Stato di esecuzione.
La gup Romano, richiamando il decreto legislativo 108/2017 che recepisce le direttive europee, in particolare l’articolo 14, paragrafo 7, ha ritenuto che, qualora una parte non sia messa nelle condizioni di svolgere efficacemente le proprie osservazioni su un elemento di prova, questo debba essere escluso per evitare la violazione dei diritti fondamentali. In altri termini, anche se la prova si è formata all’estero, resta centrale la tutela del diritto di difesa e l’aspirazione a un processo equo.
Il nodo tecnico riguarda l’attività investigativa francese: i server di Sky Ecc, collocati a Ribbeau, sono stati violati dagli inquirenti d’Oltralpe grazie alle chiavi di decriptazione confluite nei loro sistemi. Attraverso la cooperazione giudiziaria europea, e l’emissione di Oie, l’autorità giudiziaria italiana ha poi ricevuto i dati relativi alle comunicazioni criptate tra gli indagati, effettuate mediante criptofonini, oggi considerati uno degli strumenti preferiti dai narcotrafficanti di tutto il mondo.
La decisione della gup si colloca su un piano diverso rispetto a quello affrontato nel 2024 dalle Sezioni Unite della Cassazione. In quel caso, i giudici supremi avevano escluso la necessità di una preventiva autorizzazione del giudice per l’emissione dell’ordine europeo di indagine, equiparando l’acquisizione delle chat a un sequestro probatorio, adottabile direttamente dall’organo inquirente. Le Sezioni Unite hanno inoltre chiarito che il trasferimento dei dati rientra nell’acquisizione di atti di un procedimento penale, superando le incertezze giurisprudenziali emerse in precedenza.
La gup Romano, invece, sottolinea come le obiezioni difensive attengano all’aspetto esecutivo e ai diritti fondamentali da far valere dinanzi allo Stato che ha materialmente formato la prova. Per questo ha annunciato l’emissione di un nuovo ordine europeo d’indagine, con un separato provvedimento, lasciando impregiudicata la regolarità dell’operato delle autorità italiane e francesi.
Il tema potrebbe incidere su maxi processi di rilievo nazionale, come “Eureka” o “Aspromonte Emiliano”, nati da inchieste delle Dda di Reggio Calabria e Bologna, che hanno già portato a condanne pesanti. Parliamo di un settore criminale che, secondo le stime più recenti, muove oltre 30 miliardi di euro l’anno e vede la ’ndrangheta protagonista assoluta sui mercati internazionali della droga.
La decriptazione massiva delle comunicazioni – solo per Sky Ecc si stimano circa 500 milioni di chat – ha fornito agli inquirenti europei uno spaccato senza precedenti sul modus operandi delle organizzazioni criminali. Francia, Olanda e Regno Unito sono stati i primi Paesi a “bucare” le piattaforme criptate, mentre in Italia il tema degli investimenti nell’investigazione scientifica è stato più volte sollevato dal procuratore Nicola Gratteri, anche alla luce dei ritardi accumulati.









































