RENDE (CS) – Una panchina gialla dedicata alla memoria di Giulio Regeni è stata inaugurata a Rende in occasione del decennale della tragica scomparsa del giovane ricercatore friulano, trovato cadavere il 31 gennaio 2016.

La donazione della panchina gialla – decorata per l’occasione con palloncini, anch’essi gialli con la scritta “verità per Giulio” – è un’iniziativa del Punto Giallo del Bazar “Mille Idee” di Arcavacata e del suo titolare Luca De Luca.

Anche il luogo scelto non è casuale come ha affermato il consigliere comunale Clelio Gelsomino. «Da insegnante – ha detto – constato ogni giorno la poca memoria storica delle attuali generazioni, che non sanno chi sia stato Regeni. Noi abbiamo scelto via Rossini sia perché è il cuore della nostra città sia perché, essendo anche il cuore della movida, è una zona frequentata da giovani, a cui la panchina può fornire uno stimolo importante per ricordare».

Nel corso dell’inaugurazione è stato diffuso anche un messaggio audio di saluto dei genitori di Giulio: «Ringraziamo Rende e il Punto Giallo per la loro sensibilità e speriamo di venire quanto prima a trovarvi».

La panchina, per come evidenziato dalla docente dell’Università della Calabria Donatella Loprieno «serve a ricordare che prima della ragion di Stato c’è la cultura dei diritti, soprattutto il diritto a un giusto processo. L’aspetto più tragico di questa vicenda è che la dinamica del brutale omicidio è conosciuta: si sanno i nomi dei quattro responsabili dei Servizi segreti egiziani. Ma è difficile condannarli, sebbene sia intervenuta anche la nostra Corte Costituzionale».

Evidentemente, «certi rapporti economici sono più importanti della ricerca della giustizia. Ma dobbiamo ricordare che, a differenza del sistema di Al-Sisi, noi siamo uno Stato di diritto e non un’autocrazia».

Per l’assessora al Welfare Daniela Ielasi: «La tragedia di Giulio sarebbe potuta capitare a tanti altri giovani studiosi, magari anche a ragazzi che si formano all’Unical. Ma Giulio continua a fare cose: ad esempio, ha salvato con la sua morte la vita di altre persone a rischio, a partire da Patrick Zaki. La fine tragica del nostro giovane studioso ha aperto i riflettori dell’opinione pubblica e dell’informazione sulle pratiche di certi regimi. Siamo orgogliosi di aver dato il nostro contributo alla scoperta della verità, con la speranza che si faccia giustizia quanto prima» (ansa).