PAOLA (Cs) – Nella Calabria più alta e silenziosa, quella che si arrampica oltre i mille metri di quota e si affida più alla fede che alle strade asfaltate, anche il vento può lasciare segni profondi. È quanto accaduto nei giorni scorsi a Zona Croce di Montalto, area montana di grande valore simbolico e spirituale, dove la violenza delle raffiche ha provocato la caduta e il danneggiamento della statua di San Francesco di Paola, riferimento identitario per tantissimi fedeli.

Il sito si trova in una posizione isolata, lontana dai centri abitati di Paola e Montalto Uffugo, ma al centro di una geografia della devozione che va ben oltre i confini amministrativi. Zona Croce non è un semplice punto panoramico: è luogo di raccoglimento, spazio di preghiera, tappa significativa del Cammino di San Francesco di Paola, attraversato ogni anno da pellegrini che scelgono il passo lento per rendere omaggio al taumaturgo calabrese. Qui la presenza del Santo accompagna il cammino tra boschi e crinali, in un dialogo costante tra natura e spiritualità.

La caduta della statua, causata dal forte vento che ha interessato l’entroterra, è stata immediatamente segnalata dal sindaco di Paola, Roberto Perrotta, che – sentito il collega di Montalto e i frati minimi – ha informato gli amici di san Francesco. Da qui è partita una rete di solidarietà operosa da tempo attiva sul territorio, ma lontana dai riflettori. È quella degli “operai infaticabili di San Francesco di Paola” (nome coniato da padre Casimiro Maio), un gruppo di volontari che interviene nei momenti di necessità nel nome del Santo della carità.

Ricevuta la segnalazione, i volontari non hanno esitato. Hanno raggiunto subito Zona Croce, affrontando le difficoltà logistiche di un’area impervia e isolata, per recuperare la statua e farsi carico del trasporto per programmare la riparazione, interamente a proprie spese. Un gesto concreto, immediato, privo di clamore, che restituisce senso pieno alla parola volontariato.

Il primo cittadino di Paola ha voluto esprimere pubblicamente il proprio ringraziamento a questo gruppo di giovani e adulti che, con spirito di iniziativa, disponibilità e soprattutto fede, si è speso in modo del tutto disinteressato. Un riconoscimento che va oltre l’episodio contingente e valorizza un impegno che negli anni ha lasciato tracce tangibili.

Gli “operai di San Francesco” sono circa quindici persone che si attivano quando c’è un’urgenza, un luogo da custodire, un intervento da garantire nel segno del Santo. Durante il periodo più duro della pandemia da Covid-19, sono intervenuti proprio a Zona Croce per sistemare l’area, riparare le panchine e restituire decoro a uno spazio di fede. In altre circostanze hanno operato a Paternò Calabro, occupandosi della pulizia di un castagneto, e hanno fornito un contributo determinante al Cammino di San Francesco, riposizionando sagome e segnaletica lungo i tracciati.

Un lavoro che racconta più di ogni dichiarazione lo spirito che anima questo gruppo: un giorno e mezzo di attività ininterrotta, dalle cinque del mattino alle 19.20 di sera, in zone montane isolate, senza pause, senza pasti, senza acqua, portato a termine esclusivamente per devozione e senso di servizio, senza alcun ritorno personale.

Anche oggi, di fronte a una nuova emergenza, gli stessi volontari sono di nuovo all’opera. La statua tanto amata di San Francesco di Paola, abbattuta dal vento, è ora affidata alle loro cure. Una volta completata la riparazione, in accordo con il sindaco di Montalto Uffugo e con i Frati Minimi, la statua verrà riposizionata nel luogo originario, restituendo a Zona Croce il suo pieno valore spirituale e simbolico.

È una vicenda che parla di radici profonde e di responsabilità condivisa, di una fede che non resta confinata ai riti ma si traduce in azione concreta. In un tempo segnato da fragilità e disgregazione, c’è ancora chi, nel silenzio delle montagne, sa rialzare ciò che la tempesta ha fatto cadere. Con discrezione, come insegna San Francesco di Paola.

Foto dei volontari scattate durante pregressi interventi: