VILLA SAN GIOVANNI (RC) – Non una semplice infrastruttura, ma una scelta di visione. Il Ponte sullo Stretto torna al centro del dibattito politico come emblema di un Sud che chiede di essere finalmente protagonista. A rilanciare con forza il progetto è stata la senatrice della Lega Tilde Minasi, intervenuta a Rivisondoli durante “Le idee in movimento”, la tre giorni di confronto e proposta che ha riunito dirigenti e militanti del Carroccio. Un’occasione per fare il punto sulle grandi opere e, più in generale, sul ruolo strategico del Mezzogiorno nello sviluppo del Paese.
Nel suo intervento, Minasi ha definito il Ponte sullo Stretto «non un’infrastruttura come le altre», ma «un simbolo di riscatto» e la chiave di quel cambiamento atteso da decenni. Parole che si inseriscono in una narrazione politica precisa: superare l’epoca degli annunci e dei rinvii, per aprire una stagione di realizzazioni concrete.
La senatrice ha rivendicato il cambio di passo impresso dal ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, sottolineando come per troppo tempo il Sud sia stato «raccontato e spesso usato elettoralmente», senza che a quelle parole seguissero investimenti strutturali. «Oggi – ha osservato – si torna a parlare di opere come leva di sviluppo, lavoro e dignità, non di interventi marginali».
Secondo Minasi, il valore del Ponte va oltre l’aspetto ingegneristico. L’opera rappresenta il collegamento stabile che è sempre mancato tra Reggio Calabria, Messina e Villa San Giovanni, con la possibilità di dare vita a una vera area metropolitana dello Stretto. Una prospettiva che, nelle intenzioni della Lega, significherebbe servizi integrati, maggiore competitività e nuove opportunità economiche.
«Non si tratta solo di accorciare le distanze geografiche – ha spiegato – ma di rendere il Sud più connesso, più attrattivo, più forte». Una visione che guarda al Mediterraneo come snodo strategico e che attribuisce all’opera un impatto rilevante anche sul piano della logistica internazionale.
Un passaggio centrale dell’intervento è stato dedicato alle ricadute economiche e occupazionali. Il Ponte, ha sostenuto Minasi, significherebbe lavoro per migliaia di persone, attivazione di filiere produttive, indotto per le imprese, rilancio del turismo e maggiore capacità di attrarre investimenti. «È un’infrastruttura che rimette al centro territori che non meritano più di essere periferia», ha affermato, ricordando come il progetto sia seguito con attenzione anche oltre i confini nazionali.
Non sono mancate le repliche alle critiche. A chi sostiene che le risorse dovrebbero essere destinate ad altro, la senatrice ha risposto denunciando «veti ideologici e resistenze di comodo». Per Minasi, la questione non riguarda una bandiera politica, ma la possibilità concreta di cambiare il destino di un’area strategica del Paese.
Ha riconosciuto che nei territori persiste un certo scetticismo, ma ha evidenziato come stia emergendo una convinzione nuova: che il tempo delle promesse stia lasciando spazio a quello dei fatti. «Il Ponte si farà – ha ribadito – perché c’è una guida politica che ci crede e perché questa è la direzione giusta».
Nel suo intervento, Minasi ha toccato anche il tema della giustizia, richiamando la proposta di separazione delle carriere come riforma di equilibrio e garanzia. Una misura che, nelle sue parole, servirebbe ad assicurare una giustizia più equa e realmente terza, sottratta a condizionamenti politici. Un riferimento che colloca il dibattito sulle infrastrutture dentro una visione più ampia di riforme strutturali.
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