CORIGLIANO ROSSANO (CS) – Una casa violata non è solo un furto. È una ferita che tocca la sfera più intima della sicurezza personale e del diritto alla tranquillità. Quanto accaduto nei giorni scorsi a Schiavonea, sul lungomare di Corigliano Rossano, va letto proprio in questa chiave: un episodio grave, carico di elementi inquietanti, che riporta al centro del dibattito pubblico il tema della sicurezza urbana nelle località costiere fuori stagione.

La vicenda prende avvio mentre una coppia di coniugi sessantenni, originari di Corigliano ma residenti a Roma, è ancora in viaggio verso la Calabria. Una segnalazione li mette in allarme: nell’appartamento di loro proprietà, inutilizzato da tempo, risulta accesa una luce. Un dettaglio anomalo, tanto più in una zona del lungomare notoriamente penalizzata da una scarsa illuminazione pubblica.

L’arrivo è fissato intorno alle 20.30 di sabato. I proprietari decidono di non entrare da soli e attendono l’intervento dei Carabinieri. È a quel punto che si materializza uno scenario difficile da dimenticare. L’abitazione appare completamente devastata: mobili spostati, ambienti messi a soqquadro, residui organici sul pavimento, macchie di sangue. In diversi punti della casa vengono rinvenuti coltelli, alcuni occultati persino tra i cuscini del divano. Dagli ambienti proviene un forte odore acre, compatibile con sostanze bruciate, mentre piccoli lumini accesi contribuiscono a restituire un quadro surreale e inquietante.

Dall’appartamento risultano sottratti elettrodomestici e oggetti di valore. All’interno vengono sorpresi due uomini che, alla vista delle forze dell’ordine, riescono inizialmente a dileguarsi. Ma la notte, per i proprietari, è tutt’altro che finita.

Intorno alle quattro del mattino, i due tornano sotto il balcone dell’abitazione. Sono armati di una spranga di ferro e iniziano a colpire con violenza le persiane, nel tentativo evidente di rientrare. Secondo quanto riferito, potrebbero aver lasciato all’interno droga o altro materiale durante la fuga. Nonostante le ripetute chiamate a Carabinieri e Polizia, la presenza minacciosa degli uomini si protrae per ore: passaggi continui, movimenti sospetti, un assedio silenzioso che accompagna la coppia fino all’alba.

È un’esperienza che lascia segni profondi. La paura di un contatto diretto, la sensazione di essere esposti, la consapevolezza che una serranda abbassata sia l’unico fragile confine tra la propria incolumità e la violenza. Un trauma che va ben oltre il danno materiale.

L’episodio di viale della Libertà non è un fatto isolato, ma il riflesso di una criticità strutturale che Schiavonea vive soprattutto nei mesi invernali. Il borgo marinaro, caratterizzato da un’altissima concentrazione di seconde case utilizzate prevalentemente durante la stagione estiva, si svuota progressivamente, trasformandosi in un quartiere fantasma. La ridotta presenza di residenti stabili e la difficoltà di una vigilanza capillare creano un vuoto urbano che diventa terreno fertile per occupazioni abusive.

In questo contesto si muovono persone che vivono ai margini, spesso senza fissa dimora, in condizioni di forte disagio sociale. La cronaca restituisce un quadro complesso, dove marginalità, degrado e microcriminalità si intrecciano, ma nulla può giustificare la violazione di un domicilio e la minaccia alla sicurezza delle persone.

Le vittime parlano di una sensazione di impunità e di una facilità disarmante con cui un’abitazione privata può essere forzata e occupata. Interrogativi legittimi che chiamano in causa il tema del controllo del territorio, dell’illuminazione pubblica, della prevenzione e della presenza costante delle istituzioni, soprattutto in aree stagionalmente abbandonate.