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ASP di Cosenza, revocato il “bando-vestitino” per la consulenza legale: De Salazar ferma l’avviso contestato

Annullata la procedura bandita sotto la direzione Graziano. Il commissario straordinario richiama l’interesse pubblico e il buon andamento. Guccione (Pd): “Ripristinata trasparenza”

COSENZA – La nuova gestione dell’Azienda sanitaria provinciale di Cosenza segna una discontinuità netta e misurabile. Con la deliberazione n. 98 del 26 gennaio 2026, il commissario straordinario Vitaliano De Salazar ha revocato l’avviso pubblico di procedura comparativa, per soli titoli, finalizzato al conferimento di un incarico libero professionale di consulenza legale a supporto della Direzione strategica. Un atto atteso, che chiude una fase segnata da polemiche e interrogativi sulla correttezza del percorso amministrativo.

Fin dalla pubblicazione, il bando aveva acceso il dibattito politico e istituzionale. Al centro delle critiche, la convinzione che l’esito fosse sostanzialmente predeterminato: un “vestitino” cucito su misura, secondo l’accusa, per un professionista già individuato e che da tempo prestava servizi all’ASP. Una percezione che ha alimentato dubbi su imparzialità, trasparenza e opportunità, elementi cruciali in un settore sensibile come la sanità pubblica.

L’avviso era stato bandito durante la direzione generale di Antonio Graziano, oggi alla guida dell’ASP di Crotone. Con il subentro ad interim di De Salazar, la Direzione strategica ha avviato una rivalutazione dell’intero impianto. Gli atti richiamano “nuove valutazioni organizzative e funzionali” intervenute successivamente alla pubblicazione, tali da far venire meno l’interesse pubblico originario che giustificava il ricorso a una consulenza esterna.

In particolare, si fa riferimento – ufficialmente – a una diversa organizzazione delle attività giuridico-amministrative e all’evoluzione delle esigenze aziendali, che rendono non più attuale l’affidamento di un incarico esterno. Una scelta che, nelle motivazioni, si colloca nel solco del buon andamento, dell’efficienza e dell’economicità dell’azione amministrativa.

La revoca poggia sull’articolo 21-quinquies della legge 241/1990, che consente alla Pubblica amministrazione di ritirare i propri atti per sopravvenuti motivi di pubblico interesse. Un passaggio dirimente, considerato che la procedura non era giunta a conclusione e non era stato stipulato alcun contratto. La delibera chiarisce, inoltre, che l’atto generale di revoca non richiede l’attivazione di procedimenti di contraddittorio individuale, non essendosi ancora perfezionato alcun rapporto giuridico con i candidati.

Il bando prevedeva un incarico di dodici mesi, con un compenso annuo di 65 mila euro oltre oneri di legge. Proprio la struttura dell’avviso e i requisiti richiesti avevano rafforzato le critiche, giudicate da più parti come selettive e fortemente orientate.

Tra i più duri oppositori del provvedimento, oltre gli ordini professionali, figurava Carlo Guccione, dirigente nazionale del Partito Democratico, che nelle scorse settimane aveva chiesto apertamente la revoca dell’avviso, definendolo inopportuno e potenzialmente lesivo della credibilità dell’ASP. Oggi, alla luce della decisione assunta, Guccione parla di una scelta giusta, che restituisce centralità ai principi di trasparenza e correttezza amministrativa.

La vicenda riporta al centro un tema strutturale: la gestione delle consulenze esterne nella sanità pubblica (soprattutto quelle che vedono protagonista chi ha gestito, bypassando l’ufficio legale, il caso delle transazioni con BFF Bank), in una Calabria dove le carenze organizzative e le emergenze croniche rendono ogni decisione particolarmente esposta al giudizio dell’opinione pubblica.

La delibera firmata da De Salazar assume un valore che travalica il caso specifico. È un segnale di metodo e di indirizzo: evitare scorciatoie, riesaminare le scelte alla luce dell’interesse pubblico attuale, ricondurre l’azione amministrativa a criteri di sobrietà e rigore. In una fase in cui la sanità calabrese è chiamata a recuperare fiducia e credibilità, anche i gesti amministrativi contano.

Sembra un ritorno a regole antiche quanto necessarie — imparzialità, buon andamento, trasparenza — che non è certo un passo indietro, ma la premessa per guardare avanti. La sfida, ora, è trasformare questa discontinuità in prassi stabile, affinché le lezioni del passato diventino patrimonio operativo e non restino episodi isolati.