CETRARO – La Corte di Cassazione (Seconda Sezione Penale) ha accolto il ricorso presentato dai legali di Luigi Muto (63anni), annullando con rinvio il provvedimento che in precedenza aveva negato il riconoscimento della continuazione tra i reati per il figlio dello storico boss di Cetraro, “re del pesce”, Franco Muto.
La decisione della Suprema Corte rappresenta una significativa vittoria tattica per il collegio difensivo, composto dagli avvocati Rossana Cribari, del foro di Cosenza, e Salvatore Staiano, del foro di Catanzaro. I legali, infatti, sono riusciti a scardinare il precedente diniego, riportando la questione davanti alla Corte d’Appello di Catanzaro. I giudici di secondo grado ora dovranno riconsiderare se i reati contestati a Luigi Muto facciano parte di un medesimo disegno criminoso, unificato fin dal principio nella mente dell’imputato.
Non è una questione di pura forma giuridica, ma di riduzione di anni di reclusione.
Se l’Appello dovesse allinearsi all’orientamento della Cassazione, per Luigi Muto si passerebbe dal rigido “cumulo materiale” delle condanne al più mite “cumulo giuridico”.
In concreto, questo significherebbe un ricalcolo al ribasso della pena complessiva, che potrebbe erodere sensibilmente il termine del marzo 2031 attualmente fissato per il fine pena. Una scadenza che, con il riconoscimento del beneficio e l’eventuale accesso futuro a misure alternative, potrebbe essere molto più vicina.
Luigi Muto, considerato dagli inquirenti l’erede naturale del carisma criminale del padre, era stato travolto nel luglio 2016 dalla maxi-operazione “Frontiera”. Il blitz dei carabinieri del ROS mise a nudo il controllo asfissiante della cosca sul Tirreno cosentino: dal monopolio del mercato ittico alle estorsioni, fino al narcotraffico.
Condannato in via definitiva nel settembre 2024 a 14 anni e 8 mesi, Luigi Muto è sempre stato dipinto nelle carte giudiziarie come il reggente della famiglia nei periodi di assenza del padre.
La notizia del possibile sconto di pena arriva in un momento di estrema tensione per l’area di Cetraro. Mentre la difesa segna un punto a favore nelle aule di giustizia, sul campo la pressione delle forze dell’ordine resta altissima.
I recenti arresti di figure come Giuseppe Scornaienchi e dei fiancheggiatori del latitante Luca Occhiuzzi dimostrano che, nonostante i colpi inferti, l’area d’influenza dei Muto prova ancora a rigenerarsi.
In tale contesto, l’eventualità di un ritorno anticipato in libertà di una figura dal peso specifico di Luigi Muto non è solo una vicenda processuale, ma un elemento che agita gli equilibri di un territorio che non ha mai smesso di fare i conti con la criminalità organizzata.
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