PAOLA (Cs) – C’è una sofferenza che non nasce solo dalla malattia, ma dall’organizzazione dei servizi che dovrebbero alleviarla. All’ospedale “San Francesco” di Paola, i pazienti dializzati tornano a sentirsi dimenticati, ancora una volta alle prese con disagi che si trascinano da anni senza trovare una soluzione definitiva.

Nel corso del tempo, ai diversi responsabili del servizio di emodialisi del territorio tirrenico sono state più volte prospettate opere di riqualificazione dei locali destinati alla dialisi. Promesse reiterate, accompagnate da sopralluoghi e annunci pubblici, che avrebbero dovuto rendere il reparto più funzionale e restituire dignità a chi vi accede regolarmente per terapie salvavita. A oggi, tuttavia, di quei progetti non si vede traccia.

Anzi, secondo quanto denunciato, la situazione sarebbe ulteriormente peggiorata. Un locale utilizzato come sala d’attesa dai pazienti in dialisi e da quelli esterni in attesa di visita presso l’ambulatorio di nefrologia è stato sottratto alla sua funzione originaria per essere adibito a deposito di cartelle cliniche. Uno spazio che, in precedenza, era persino uno studio medico del reparto e che il personale aveva già sacrificato per offrire ai pazienti un minimo di accoglienza, in assenza di una vera sala d’attesa.

La conseguenza è immediata e grave: i pazienti dializzati e coloro che attendono visite nefrologiche si ritrovano nuovamente a sostare all’esterno, esposti alle intemperie e alle condizioni meteorologiche avverse. Una condizione che stride con la fragilità clinica di persone costrette a frequenti accessi ospedalieri e che richiederebbero, al contrario, ambienti adeguati, protetti e rispettosi.

La vicenda riaccende i riflettori su una gestione che, secondo i denuncianti, continua a privilegiare soluzioni tampone a discapito della qualità dell’assistenza. Il problema non è soltanto logistico, ma riguarda il riconoscimento della centralità del paziente in un reparto delicato come quello della dialisi, dove l’umanizzazione delle cure non può essere considerata un dettaglio secondario.

Il caso del reparto dialisi di Paola pone una questione più ampia: fino a che punto le promesse possono sostituire gli interventi concreti. Restituire spazi adeguati ai pazienti non è un favore, ma un dovere del servizio sanitario pubblico. Senza risposte tempestive e strutturali, il rischio è che la cronicità della malattia si accompagni, ancora una volta, a quella dell’indifferenza.