CORIGLIANO ROSSANO (Cs) – La morte di una persona anziana porta con sé sempre un carico di dolore composto e silenzioso. Ma quando al lutto si affiancano dubbi irrisolti sulle modalità e sui tempi dell’assistenza sanitaria ricevuta, quel dolore si trasforma in una domanda legittima di verità. È ciò che sta accadendo a Rossano, dove il decesso di una donna di 80 anni, avvenuto il 22 gennaio scorso nel pronto soccorso dell’ospedale “Nicola Giannettasio”, è ora al centro di un’indagine giudiziaria per ipotesi di responsabilità colposa in ambito sanitario.
La Procura della Repubblica di Castrovillari, guidata dal procuratore Alessandro D’Alessio, ha aperto un fascicolo a seguito della denuncia presentata dai familiari dell’anziana, residente in un piccolo centro dell’entroterra montano. Secondo quanto emerso, sarebbero tre gli operatori sanitari iscritti nel registro degli indagati, coinvolti a vario titolo nel percorso clinico della paziente, sia durante l’ultimo accesso al pronto soccorso sia nei giorni precedenti al decesso.
L’iscrizione nel registro degli indagati, come noto, rappresenta un atto dovuto in questa fase preliminare e non equivale ad alcuna attribuzione di colpa. Tuttavia, l’apertura dell’inchiesta segnala la necessità, avvertita dall’autorità giudiziaria, di fare piena luce su una morte definita “sospetta” dagli stessi congiunti della donna. Al centro delle verifiche vi sarebbero eventuali ritardi nell’assistenza, omissioni nella valutazione clinica o errori nelle procedure seguite.
Secondo la ricostruzione al vaglio degli inquirenti, la donna aveva fatto accesso al pronto soccorso anche nei giorni precedenti al decesso. Un elemento che assume un peso rilevante nell’analisi complessiva della vicenda, poiché potrebbe consentire di valutare la continuità delle cure, l’appropriatezza delle dimissioni e la tempestività degli interventi adottati al manifestarsi dei sintomi. È proprio su questa sequenza di eventi che la Procura intende concentrare gli accertamenti, anche attraverso l’esame della documentazione sanitaria e l’eventuale disposizione di una consulenza medico-legale.
Il tema della responsabilità sanitaria, soprattutto nei pronto soccorso, è da tempo oggetto di attenzione pubblica e istituzionale. Strutture spesso sovraccariche, carenza di personale, accessi impropri e una popolazione sempre più anziana rappresentano fattori strutturali che incidono sulla qualità dell’assistenza. Tuttavia, come insegna la giurisprudenza consolidata, tali criticità non possono oscurare il diritto del paziente a cure appropriate e tempestive, né attenuare l’obbligo di diligenza richiesto agli operatori sanitari.
Nel caso di Rossano, saranno le indagini a stabilire se la morte della donna fosse effettivamente inevitabile o se, come temono i familiari, vi siano stati margini di intervento che non sono stati colti. Un accertamento delicato, che richiede equilibrio, rigore scientifico e rispetto per tutte le parti coinvolte: da un lato una famiglia che chiede risposte, dall’altro professionisti chiamati a operare quotidianamente in contesti complessi.









































