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Furto nella cattedrale di Lamezia Terme: sottratta la corona d’argento dal dipinto sacro

Rubato un elemento simbolico dell’opera raffigurante il Bambino Gesù: danni al quadro e amarezza nella comunità

LAMEZIA TERME (Cz) – Un furto che colpisce non solo il patrimonio artistico, ma anche la sensibilità religiosa e identitaria di un’intera comunità. È accaduto nelle prime ore della mattinata nella cattedrale di Lamezia Terme, cuore spirituale della città, dove ignoti hanno sottratto una corona d’argento applicata in rilievo su un dipinto sacro, lasciando dietro di sé segni evidenti di danneggiamento e un senso diffuso di sgomento.

Il furto è stato scoperto nelle prime ore della giornata, quando la chiesa era già aperta ai fedeli, come avviene quotidianamente a partire dalle 7:30. A dare l’allarme è stato proprio uno dei frequentatori abituali del duomo, che ha notato l’assenza della corona d’argento posta sull’immagine del Bambino Gesù, raffigurato in un dipinto insieme alla Madonna.

L’oggetto sottratto non era un semplice ornamento, ma un elemento di forte valore simbolico e artistico. La corona, realizzata dal maestro orafo Michele Affidato, era applicata in rilievo sull’opera, integrandosi armonicamente con la composizione pittorica e contribuendo in modo determinante alla sua lettura devozionale. La rimozione forzata ha lasciato segni visibili, deturpando il quadro e privandolo di una parte essenziale della sua identità originaria.

Secondo una prima ricostruzione, i responsabili del furto sarebbero stati disturbati durante l’azione. Ne è prova il fatto che l’altra corona in rilievo, collocata sull’immagine della Madonna, non è stata portata via. Un dettaglio che conferma la rapidità del gesto e lascia ipotizzare un’azione improvvisata o interrotta.

Al di là dell’aspetto economico, il danno è soprattutto culturale e spirituale. Le opere custodite nelle chiese, specie quelle più antiche e rappresentative, non sono meri oggetti esposti, ma testimonianze vive di una tradizione che intreccia fede, arte e storia locale. La corona d’argento sottratta era parte integrante di questo patrimonio condiviso, frutto del lavoro di un artista noto per la sua capacità di coniugare artigianato di pregio e simbologia sacra.

La ferita inferta al dipinto non riguarda soltanto la superficie materiale dell’opera, ma colpisce la comunità dei fedeli, che in quell’immagine riconosce un riferimento spirituale e affettivo. Episodi come questo riaccendono il dibattito sulla tutela dei beni ecclesiastici, spesso esposti alla fragilità di luoghi aperti e accoglienti per vocazione, ma proprio per questo più vulnerabili.

Profondamente amareggiato il parroco della cattedrale, don Giancarlo Leone, che ha affidato alle sue parole il sentimento di sconcerto condiviso da molti. «Un gesto che non si può commentare – ha dichiarato – oltre che per il luogo in cui è avvenuto e per l’importante valore della corona, anche per il danno e lo sfregio arrecato al quadro». Il sacerdote ha ricordato come la chiesa fosse regolarmente aperta e come la scoperta del furto sia avvenuta grazie alla segnalazione di un fedele.

Nelle sue parole non manca un appello alla coscienza di chi ha compiuto il gesto: «Spero che chiunque sia stato si ravveda». Un invito che richiama il senso di responsabilità individuale e collettiva, in un contesto che dovrebbe essere preservato come spazio di rispetto e raccoglimento.

Il furto nella cattedrale di Lamezia Terme non è solo un fatto di cronaca, ma un segnale che interroga il rapporto tra comunità e patrimonio comune. Proteggere l’arte sacra significa difendere la memoria, l’identità e i valori che essa rappresenta. In un tempo che guarda al futuro, resta fondamentale non smarrire il rispetto per ciò che il passato ci ha consegnato, affinché luoghi di fede e cultura continuino a essere spazi aperti, ma non indifesi.