Tribunale di Palmi

PALMI (RC) – Si chiude con un verdetto articolato uno dei processi più rilevanti degli ultimi anni sul controllo mafioso del territorio nel comprensorio di Gioia Tauro. Il Tribunale di Palmi ha pronunciato dieci condanne e otto assoluzioni nel procedimento scaturito dall’operazione Hybris, l’inchiesta coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria ed eseguita il 9 marzo 2023 dal Nucleo investigativo dei carabinieri del Gruppo di Gioia Tauro. Una sentenza che fotografa, ancora una volta, la complessità del contrasto giudiziario alle organizzazioni criminali strutturate.

Il collegio giudicante, ha riconosciuto la responsabilità penale di dieci imputati, disponendo pene complessive particolarmente severe per alcuni dei soggetti ritenuti apicali o funzionali all’organizzazione mafiosa.

Le condanne più elevate sono state inflitte ad Antonio Zito, condannato a 20 anni di reclusione, e a Rocco Delfino, che dovrà scontare 19 anni e sei mesi. Seguono Cosimo Romagnosi (18 anni), Vittorio Minniti (13 anni e sei mesi), Rosario Mazzaferro (12 anni) e Antonio Franza (8 anni). Condanne anche per Francesco Benito Palaia (6 anni e quattro mesi), Maria Martino – moglie del boss Giuseppe “Pinò” Piromalli – a 5 anni, Antonio Ieraci (2 anni e quattro mesi) e Andrea Alampi (2 anni e otto mesi).

Parallelamente, il Tribunale ha assolto otto imputati: Antonio Albanese, Salvatore Carbone, Giuseppe Coronese, Carmela De Gori, Salvatore Delfino, Ernesto Madafferi, Vincenzo Simone Minniti e Gaetano Verga. Per loro, il collegio ha ritenuto non sufficientemente provate le responsabilità contestate dall’accusa, riaffermando il principio cardine del processo penale: la colpevolezza deve emergere oltre ogni ragionevole dubbio.

L’operazione Hybris aveva acceso i riflettori sugli assetti interni e sulle articolazioni operative della cosca Piromalli, storicamente radicata nell’area di Gioia Tauro e considerata una delle più potenti della ’ndrangheta calabrese. Le indagini, coordinate dalla Dda reggina, avevano ipotizzato un sistema criminale capace di incidere su molteplici settori: dal controllo del territorio alle attività economiche, fino a presunti collegamenti con traffici illeciti di portata internazionale.

A vario titolo, agli imputati erano stati contestati reati gravissimi: associazione di tipo mafioso, concorso esterno in associazione mafiosa, porto e detenzione di armi comuni e da guerra, estorsione, danneggiamento seguito da incendio, turbata libertà degli incanti e importazione internazionale di sostanze stupefacenti. Un quadro accusatorio ampio, che ha richiesto un lungo e complesso dibattimento, nel quale sono state vagliate intercettazioni, riscontri investigativi e dichiarazioni.

Il pronunciamento del Tribunale di Palmi restituisce una lettura non monolitica dell’inchiesta. Da un lato, le condanne confermano la capacità dello Stato di colpire figure ritenute centrali o comunque operative nell’organizzazione mafiosa; dall’altro, le assoluzioni evidenziano come il vaglio dibattimentale abbia ridimensionato alcune posizioni, separando ciò che è stato ritenuto penalmente provato da ciò che non ha superato il filtro della prova.