PAOLA (Cs) – Un ospedale che sembrerebbe crescere sulla carta, ma che nella quotidianità sembra perdere pezzi essenziali. È questo il quadro che emerge dalla denuncia del sindacato Fials sull’ospedale di Paola, dove il programmato ampliamento dei servizi diagnostici procede di pari passo con una riorganizzazione interna che, secondo i lavoratori e i pazienti, sta creando più disagi che benefici.
Al centro della segnalazione c’è l’apertura di una nuova TAC nei locali dove un tempo era ubicato il laboratorio analisi. Un investimento che, in linea di principio, dovrebbe essere accolto favorevolmente. E così è.
«Ben venga una nuova TAC a Paola», chiarisce Luigi Adele, segretario aziendale Fials. «Il problema non è la tecnologia, ma il sistema».
Il territorio del Tirreno cosentino dispone già di più strutture diagnostiche: TAC e risonanze a Praia a Mare, TAC e risonanza con mammografia a Cetraro, una TAC a Paola. Eppure, nonostante questa apparente abbondanza, i cittadini sono costretti a spostarsi continuamente tra Paola, Cetraro e Praia per esami che spesso vengono prenotati lontano nel tempo o risultano sospesi per problemi organizzativi. Quindi, tutto appare sospetto. A chi deve servire questa nuova TAC?
«Il risultato – denuncia Adele – è che i pazienti viaggiano da un ospedale all’altro, senza certezze. Questa non è programmazione sanitaria».
Ancora più grave, secondo il sindacato, è quanto avvenuto nei locali destinati alla dialisi. Una stanza utilizzata come area di attesa per pazienti fragili è stata sottratta per far posto a un archivio, come denunciato l’altro ieri da Calabria Inchieste (https://www.calabriainchieste.it/2026/01/27/ospedale-di-paola-disagi-senza-fine-per-i-pazienti-dializzati-promesse-mancate-e-spazi-sottratti/) dopo il trasferimento dei locali precedentemente occupati.
Oggi, riferisce Adele, i pazienti dializzati e quelli in attesa di visita si ritrovano a sostare all’esterno, davanti a una porta, spesso al freddo. Una situazione che solleva interrogativi non solo organizzativi, ma anche di dignità e tutela delle persone più vulnerabili.
Il disagio non si ferma ai reparti. All’ingresso principale dell’ospedale, molte persone anziane, in attesa di pagare il ticket, restano sedute su sedie improvvisate, senza spazi adeguati. Scene ordinarie che raccontano una sanità fatta di attese, sacrifici e soluzioni di fortuna.
Intanto proseguono i lavori di ristrutturazione del pronto soccorso, presentati come un intervento di modernizzazione. Ma anche qui, secondo la Fials, il problema è ciò che accade intorno.
Per recuperare spazi, si ipotizza lo spostamento del servizio di autoimmunità del dottor Majorano, con la prospettiva di trasferire attività e prelievi su un altro piano, utilizzando ascensori e percorsi interni poco compatibili con le esigenze sanitarie.
«Ci chiediamo – afferma Adele – come si possa pensare di movimentare quotidianamente i prelievi avanti e indietro, creando ulteriori rischi e rallentamenti. È una scelta che non tiene conto del lavoro reale e della sicurezza».
La Fials non contesta l’ammodernamento né l’introduzione di nuove apparecchiature. Chiede però una visione complessiva, che metta al centro pazienti e operatori, evitando che l’espansione di alcuni servizi avvenga a scapito di altri.
«Non si può continuare a spostare reparti come pacchi – conclude Luigi Adele – senza una logica sanitaria chiara. Servono programmazione, rispetto degli spazi e attenzione per chi in questo ospedale lavora e si cura ogni giorno».
L’ospedale di Paola resta un presidio fondamentale per il Tirreno cosentino. Ma la sua crescita, perché sia reale e non solo nominale, passa da scelte equilibrate, condivise e soprattutto orientate al bene pubblico. La denuncia del sindacato riporta al centro una domanda semplice e antica: modernizzare sì, ma per migliorare davvero la vita delle persone.









































