FOGGIA – Un’organizzazione strutturata, composta da giovani e giovanissimi, capace di colpire in modo seriale sportelli bancomat in diverse regioni italiane. È questo il quadro che emerge dall’operazione condotta dai carabinieri di Cerignola, coordinati dalla Procura di Foggia, che ha portato allo smantellamento di una presunta “banda della marmotta” attiva nel Foggiano e in altre province del Centro-Sud. Un’indagine che fotografa non solo l’evoluzione delle tecniche criminali, ma anche un fenomeno sempre più preoccupante per la sicurezza del territorio e degli istituti di credito.
Sviluppo
L’inchiesta prende le mosse da una lunga attività investigativa, fatta di intercettazioni telefoniche, pedinamenti e riscontri sul campo. Tra le frasi ritenute più significative dagli inquirenti spicca quella captata durante una conversazione: «Ho due squadre sotto la mia direzione, una qui e l’altra a Carapelle». Un dettaglio che, secondo gli investigatori, evidenzia un’organizzazione interna ben definita, con ruoli e compiti distribuiti.
I carabinieri hanno eseguito cinque fermi nei confronti di giovani di età compresa tra i 20 e i 26 anni, tutti nati tra il 2000 e il 2006. Quattro sono stati rintracciati in provincia di Foggia, uno nel Catanese. L’ipotesi di reato è pesante: associazione per delinquere finalizzata ai furti aggravati dall’uso di materiale esplosivo ai danni di sportelli ATM, violazione della normativa sulle armi, ricettazione e riciclaggio. Reati che, secondo l’accusa, sarebbero stati commessi in diverse province italiane, delineando un raggio d’azione ben più ampio del solo contesto locale.
Per tre degli indagati è stata disposta la custodia cautelare in carcere. Si tratta di I.A., 20 anni, di Borgo Mezzanone, e di G.D.G., 26 anni, di Carapelle, per i quali il gip del Tribunale di Foggia ha convalidato l’arresto. Un terzo soggetto, M.G., residente a Orta Nova, è stato fermato a Catania: la sua posizione è ora al vaglio del gip territorialmente competente. Per le misure non convalidate, la Procura non intende arretrare. «Per i provvedimenti rigettati – ha chiarito il procuratore capo di Foggia, Enrico Infante – è stato immediatamente proposto appello», segnale di una linea investigativa che resta ferma e determinata.
Il fascicolo giudiziario comprende inoltre altre 13 persone indagate a piede libero: 11 originarie della provincia di Foggia e due provenienti rispettivamente dalle province di Campobasso e Catania. Anche per loro le accuse, a vario titolo, ricalcano lo stesso impianto: associazione per delinquere, furti aggravati con esplosivo, violazioni in materia di armi, ricettazione e riciclaggio.
Non è escluso, secondo quanto trapelato, che la stessa banda possa essere responsabile di assalti agli sportelli ATM avvenuti anche in Calabria, in particolare in provincia di Cosenza, sempre con il cosiddetto “metodo della marmotta”, una tecnica ormai tristemente nota che prevede l’inserimento di un ordigno artigianale all’interno dello sportello per provocarne l’esplosione e impossessarsi del denaro.
L’operazione si inserisce in un contesto più ampio, segnato da una vera e propria escalation di assalti ai bancomat in Puglia. Dall’inizio dell’anno, solo nel Foggiano, si contano già cinque attacchi con esplosivo, tra tentativi e colpi andati a segno. Nel corso dell’anno precedente, gli episodi sono stati circa una ventina nella stessa provincia, un numero che, se esteso all’intero territorio regionale, arriva a triplicare. Dati che confermano come il fenomeno rappresenti una delle principali emergenze sul fronte dei reati predatori.









































