SAN LUCIDO (Cs) – Una vicenda delicata, che tocca da vicino famiglie, lavoratori e istituzioni locali, sta attraversando la comunità di San Lucido. La Casa di Riposo per anziani “Casa Serena ex ONPI” si avvia alla cessazione dell’attività di gestione da parte della Società Cooperativa Sociale Il Gioiello della Magna Grecia Onlus (https://www.calabriainchieste.it/2026/01/29/ex-onpi-di-san-lucido-verso-la-chiusura-famiglie-avvisate-allimprovviso-un-mese-per-portare-via-i-nostri-cari/). Una decisione che ha suscitato comprensibile preoccupazione tra i familiari dei 22 ospiti e acceso il dibattito pubblico, alimentato anche dalle recenti dichiarazioni del sindaco.
A fare chiarezza interviene ora il presidente della cooperativa, il dottor Rocco Cosentino, ricostruendo i passaggi che hanno portato allo stop annunciato per il 28 febbraio 2026.
Al centro della questione vi è un provvedimento formale dell’autorità competente. La cooperativa spiega che la cessazione dell’attività non è frutto di una scelta discrezionale, ma la conseguenza diretta della revoca dell’autorizzazione all’esercizio disposta dall’ATS n. 2 Paola-Cetraro con determina dell’8 gennaio 2026, notificata il 16 gennaio successivo. Un atto che, secondo quanto chiarito dalla società, prevede la cessazione immediata della gestione.
La revoca, precisa il presidente Cosentino, non è legata a carenze strutturali, organizzative o assistenziali della casa di riposo, ma esclusivamente alla mancanza del titolo giuridico che attesti la conduzione della struttura. In altre parole, l’assenza di un contratto di locazione tra la cooperativa e il Comune di San Lucido, proprietario dell’immobile. Una circostanza che, sempre secondo la ricostruzione fornita, la società avrebbe più volte tentato di sanare attraverso richieste e proposte formali inviate via PEC all’ente comunale, senza però ricevere riscontri.
Un punto, questo, che la cooperativa ritiene dirimente. La sottoscrizione del contratto di locazione, anche allo stato attuale, potrebbe infatti non solo sanare la vicenda amministrativa, ma aprire la strada all’accreditamento della struttura. Un passaggio che avrebbe ricadute concrete e immediate per le famiglie, consentendo un sensibile abbattimento delle rette mensili a carico degli ospiti.
La situazione assume contorni ancora più complessi se si considera l’impatto sociale della chiusura. Casa Serena ospita 22 anziani, cinque dei quali inseriti dai Servizi sociali del Comune di San Lucido, e garantisce occupazione a 21 lavoratori. Numeri che restituiscono la dimensione umana di una vicenda che non può essere letta solo in termini burocratici.
È in questo contesto che la cooperativa rivendica una scelta definita di responsabilità. Pur in presenza di un provvedimento che imporrebbe la cessazione immediata dell’attività, Il Gioiello della Magna Grecia ha deciso di prorogare la gestione fino al 28 febbraio 2026. Una decisione che, sottolinea Cosentino, non era obbligata, ma dettata dalla volontà di concedere un margine temporale congruo alle famiglie e alle autorità competenti per individuare soluzioni alternative. L’obiettivo dichiarato è garantire la continuità assistenziale agli ospiti e, per quanto possibile, quella lavorativa ai dipendenti.
Il confronto istituzionale resta dunque il nodo centrale. Le dichiarazioni del sindaco (https://www.calabriainchieste.it/2026/01/29/rsa-ex-onpi-ospiti-sfrattati-il-sindaco-tutela-degli-anziani-prioritaria/) e la posizione della cooperativa delineano un quadro in cui le responsabilità amministrative e politiche dovranno essere chiarite fino in fondo. In gioco non vi è solo il futuro di una struttura, ma la tenuta di un servizio essenziale in un territorio dove l’assistenza agli anziani rappresenta una priorità crescente.
La vicenda di Casa Serena pone una domanda che va oltre il caso specifico: quanto contano, nella gestione dei servizi socio-assistenziali, la tempestività degli atti amministrativi e la collaborazione tra enti pubblici e soggetti del terzo settore? In attesa di risposte concrete, restano le vite degli ospiti e dei lavoratori, che chiedono certezze. La proroga al 28 febbraio è una finestra di tempo preziosa: sprecarla sarebbe un lusso che la comunità non può permettersi.









































