REGGIO CALABRIA – Reggio Calabria resta uno dei fronti più avanzati della lotta alle mafie. Nonostante risorse limitate e condizioni operative tutt’altro che ideali, l’attività giudiziaria del distretto continua a produrre risultati di rilievo, riconosciuti anche oltre i confini nazionali. A sottolinearlo è il procuratore della Repubblica Giuseppe Borrelli, intervenuto a margine dell’inaugurazione dell’anno giudiziario, occasione tradizionale di bilancio e, al tempo stesso, di riflessione sul futuro della giustizia.
Il quadro delineato dal procuratore è netto: «Il bilancio dell’attività giudiziaria di Reggio Calabria è di livello molto importante date le condizioni, non eccezionali per disponibilità di risorse, in cui si trovano a operare gli apparati». Parole che non indulgono all’autocompiacimento, ma restituiscono la misura di uno sforzo quotidiano portato avanti in un contesto complesso, dove la carenza di mezzi e personale è una costante storica.
Eppure, proprio in questo scenario, la Procura reggina ha saputo conseguire «risultati importantissimi nell’attività di contrasto alle mafie, e alla ’ndrangheta in particolare». Un’affermazione che trova riscontro nelle numerose inchieste che negli ultimi anni hanno colpito i vertici delle cosche, i loro interessi economici e le reti di complicità, spesso estese ben oltre i confini regionali.
Uno degli aspetti più significativi evidenziati da Borrelli riguarda la dimensione sovranazionale del lavoro svolto. La Procura di Reggio Calabria, ha spiegato, ha dimostrato «la capacità di porsi come riferimento internazionale del contrasto al narcotraffico, riconosciuto da autorità giudiziarie in Italia e nel mondo». Non si tratta di una formula di rito, ma del riconoscimento concreto di una competenza maturata sul campo, grazie alla cooperazione giudiziaria e investigativa con altri Paesi.
La ’ndrangheta, del resto, è oggi una delle organizzazioni criminali più globalizzate, protagonista dei traffici di stupefacenti su scala planetaria. Contrastarla efficacemente significa parlare la lingua della cooperazione internazionale, condividere informazioni, costruire strategie comuni. In questo senso, l’esperienza reggina rappresenta un patrimonio non solo locale, ma nazionale ed europeo.
Guardando al futuro, il procuratore ha indicato una direzione chiara: «Il futuro sta nell’incrementare questi risultati, razionalizzare le risorse, portando le proprie idee e il proprio bagaglio di esperienze». Un richiamo che va oltre la contingenza e chiama in causa la capacità del sistema giustizia di valorizzare le competenze, ottimizzando ciò che già esiste.
La sfida non è solo chiedere di più, ma anche usare meglio ciò che si ha. La Procura di Reggio Calabria, in questo senso, si propone come laboratorio di buone pratiche, dove l’esperienza maturata nel contrasto alla criminalità organizzata può diventare modello replicabile.
Tra i temi strutturali, Borrelli ha richiamato l’attenzione su un nodo cruciale: le sedi giudiziarie. «Da ciò che apprendo a fine 2027 dovrebbe essere consegnato il nuovo palazzo di giustizia, questo è importante», ha dichiarato. Una prospettiva che, se confermata, potrebbe segnare una svolta significativa per le condizioni di lavoro di magistrati, personale amministrativo e forze dell’ordine.
Il tema delle infrastrutture giudiziarie non è secondario: spazi adeguati, sicurezza e funzionalità sono elementi essenziali per garantire efficienza e credibilità all’azione dello Stato. Anche su questo terreno, la sfida è aperta e riguarda non solo Reggio Calabria, ma l’intero Paese.









































