LAMEZIA TERME (CZ) – A Lamezia Terme la stabilità della giunta comunale guidata dal sindaco Murone mostra nuove crepe. Nelle ultime ore di sabato 31 gennaio, è arrivata la comunicazione delle dimissioni di Gabriella De Sensi, assessore ai Lavori Pubblici e figura centrale dell’esecutivo. Un passaggio che segue, a breve distanza, l’uscita di scena di Giulia Bifano, titolare della delega al Bilancio, e che riaccende il dibattito sullo stato di salute politico-amministrativo di Palazzo di Città.
La De Sensi, espressione della lista Lamezia Domani – formazione considerata satellite della Lega e riconducibile all’area del presidente del Consiglio regionale Filippo Mancuso – deteneva un pacchetto di deleghe tra i più rilevanti dell’intera giunta: lavori e opere pubbliche, servizi cimiteriali, manutenzione straordinaria, programmazione strategica e programmi complessi, mobilità urbana. Ambiti chiave, soprattutto in una fase in cui la città è chiamata a intercettare risorse, programmare interventi strutturali e rispondere a esigenze quotidiane molto concrete.
La comunicazione delle dimissioni è avvenuta tramite una pec indirizzata al Comune. Una nota asciutta, nella quale l’assessore richiama “motivi strettamente personali” a fondamento della decisione. Alla formula di rito si accompagna l’informativa al gruppo di appartenenza e un breve commiato istituzionale, con il saluto e l’augurio di buon lavoro al sindaco e all’intera amministrazione comunale. «In questo breve ma intenso periodo – scrive De Sensi – ho dato il massimo forte dell’entusiasmo per il nuovo ruolo. Continuerò il mio impegno in ogni forma possibile al servizio di Lamezia e dei Lametini».
Parole misurate, che rispettano il galateo politico, ma che non sciolgono i nodi di fondo. Restano infatti aperti molti interrogativi sulle reali motivazioni di questo passo indietro. La scelta è del tutto slegata dalle dimissioni precedenti? Esiste un filo comune che unisce l’addio della De Sensi a quello di Bifano, assessore al Bilancio in quota Fratelli d’Italia? O, più in generale, siamo di fronte agli effetti di un clima politico diventato via via più complesso all’interno della maggioranza di centrodestra?
Le ipotesi sul tavolo sono diverse e nessuna, al momento, può essere esclusa. Da un lato, le recenti turbolenze che hanno accompagnato il percorso dell’amministrazione Murone e che hanno inciso anche sull’immagine e sull’azione del sindaco. Dall’altro, la possibilità di una divergenza di vedute sul metodo amministrativo, sul modus operandi quotidiano o sulle priorità da imprimere all’azione di governo locale. Elementi che, in contesti politici compositi e “cuciti” attraverso equilibri tra partiti, spesso emergono con maggiore evidenza proprio nelle fasi iniziali della consiliatura.
Il dato politico, tuttavia, è già evidente: il sindaco Murone si trova ora senza due assessori strategici, Bilancio e Lavori Pubblici, pilastri di qualsiasi amministrazione comunale. A questo si aggiunge una terza criticità: l’assessorato affidato a Paradiso, che risulta oggi dimezzato nelle deleghe a seguito di problemi di natura giudiziaria. Un quadro che rende inevitabile, e urgente, un rimpasto di giunta.
La giunta Murone, va ricordato, è un esecutivo esclusivamente politico, costruito dai partiti del centrodestra che hanno vinto le elezioni puntando su un profilo nuovo per la scena lametina, quello dell’avvocato Murone. Una scelta che aveva promesso discontinuità e che ora è chiamata a misurarsi con la prova più difficile: garantire coesione, continuità amministrativa e capacità decisionale in un momento di evidente fragilità.
Nei prossimi giorni sarà fondamentale comprendere quali equilibri si ridisegneranno, quali nomi entreranno in campo e, soprattutto, se il rimpasto sarà l’occasione per rafforzare l’azione di governo o solo un intervento tampone. Per Lamezia Terme, città che attende risposte su infrastrutture, servizi e sviluppo, la stabilità amministrativa non è un dettaglio, ma una necessità.









































