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Ex LSU/LPU, Scutellà accusa la Regione: «Disatteso l’Accordo Quadro, migliaia di lavoratori senza risposte»

La capogruppo M5S in Consiglio regionale denuncia il taglio delle risorse destinate agli ex LSU/LPU e chiede il ripristino degli impegni assunti nel 2022

Una seduta del consiglio regionale della Calabria

CATANZARO – La stabilizzazione, attesa per decenni come approdo definitivo, rischia di restare un traguardo solo formale. È questo il cuore della denuncia avanzata da Elisa Scutellà, consigliera regionale e capogruppo del Movimento 5 Stelle, che ha depositato un’interrogazione a risposta scritta rivolta al presidente della Giunta della Regione Calabria sul futuro dei lavoratori ex LSU/LPU. Al centro dell’atto ispettivo, la presunta violazione dell’Accordo Quadro sottoscritto il 14 marzo 2022 con le organizzazioni sindacali, che avrebbe dovuto garantire un progressivo miglioramento delle condizioni economiche di migliaia di lavoratori stabilizzati.

Secondo Scutellà, a distanza di oltre tre anni, gli impegni assunti non solo non sarebbero stati attuati, ma sarebbero stati apertamente contraddetti da una progressiva riduzione delle risorse regionali destinate all’incremento dell’orario di lavoro. Un taglio che colpisce una platea già fragile e che, nei fatti, svuota di contenuto l’accordo stesso. «La Regione Calabria ha disatteso gli impegni assunti – afferma la consigliera – penalizzando migliaia di lavoratori che continuano a vivere una condizione di precarietà economica inaccettabile».

L’Accordo Quadro del 2022 prevedeva un meccanismo chiaro: le economie derivanti dai pensionamenti e dalle uscite dal bacino ex LSU/LPU avrebbero dovuto essere redistribuite sulla platea residua, consentendo un aumento dell’orario settimanale e, di conseguenza, una retribuzione più dignitosa. Una previsione che, stando alla ricostruzione fornita dalla capogruppo pentastellata, sarebbe rimasta sulla carta. Al suo posto, una contrazione delle risorse: oltre un milione di euro in meno nel 2024 e più di quattro milioni di euro in meno per ciascuno degli anni 2025 e 2026.

Il dato non è solo contabile, ma sociale. A pagare il prezzo più alto sono soprattutto i lavoratori impiegati nei piccoli Comuni calabresi, spesso con contratti part-time inferiori alle 24 ore settimanali. Realtà amministrative già segnate da croniche carenze di personale e da bilanci fragili, che faticano a garantire servizi essenziali alla cittadinanza. In questo quadro, la riduzione delle risorse regionali rischia di innescare un circolo vizioso: stipendi insufficienti per i lavoratori e servizi sempre più deboli per le comunità locali.

«Parliamo di persone che, pur essendo state formalmente stabilizzate, continuano a percepire stipendi che non consentono una vita dignitosa né una prospettiva pensionistica adeguata», sottolinea Scutellà, richiamando l’aumento generalizzato del costo della vita che negli ultimi anni ha eroso ulteriormente il potere d’acquisto. Una stabilizzazione che non si traduce in sicurezza economica, avverte la consigliera, rischia di trasformarsi in una promessa mancata.

Nell’interrogazione, la capogruppo del M5S chiede alla Giunta regionale una serie di azioni puntuali: il ripristino delle risorse previste dall’Accordo Quadro, l’avvio immediato di un confronto con le organizzazioni sindacali e la valutazione di strumenti di mobilità intercomunale. Quest’ultima ipotesi viene indicata come possibile leva per una distribuzione più equa del personale e per il sostegno ai Comuni con maggiori carenze di organico, nel rispetto delle esigenze dei lavoratori e dei territori.

La questione ex LSU/LPU, del resto, rappresenta una delle pagine più lunghe e complesse della storia del lavoro pubblico in Calabria. Un tema che affonda le radici negli anni Novanta e che ha attraversato stagioni politiche diverse, accumulando ritardi, soluzioni parziali e aspettative spesso disattese. In questo contesto, il rispetto degli accordi sottoscritti assume un valore che va oltre la singola vertenza: è una misura della credibilità delle istituzioni.

«Il rispetto degli accordi e la dignità del lavoro non sono concessioni, ma doveri istituzionali», conclude Scutellà, annunciando l’intenzione di proseguire la battaglia dentro e fuori il Consiglio regionale fino all’ottenimento di risposte concrete. Una presa di posizione che riporta al centro del dibattito politico regionale il tema del lavoro stabile e dignitoso, in una terra dove la precarietà, troppo spesso, ha smesso di fare notizia ma non di pesare sulla vita delle persone.