REGGIO CALABRIA – Un’azione investigativa che si inserisce in un quadro più ampio di contrasto alla violenza e di protezione delle persone offese. È questo il senso dell’operazione condotta nelle ultime ore a Reggio Calabria, che vede impegnate la Procura della Repubblica e la Polizia di Stato in un’attività mirata, svolta nel rigoroso rispetto delle garanzie previste dall’ordinamento.
L’operazione, rappresenta un ulteriore tassello nell’impegno costante della Procura della Repubblica di Reggio Calabria e della Polizia di Stato a tutela delle vittime di violenza, un ambito che negli ultimi anni ha visto crescere l’attenzione istituzionale e il rafforzamento degli strumenti di prevenzione e intervento, ed è culminata con il sequestro preventivo emesso dal Gip del tribuanle di Reggio Calabria del Centro Antiviolenza Margherita e degli immobili gestiti dallo stesso, siti in Reggio Calabria e ad Avellino.
In particolare, il provvedimeto, eseguito dagli uomini della squadra Mobile di Reggio Calabria, con l’ausilio della squadra Mobile di Avellino, è scaturito dagli esiti di un’articolata attività investigativa che ha tratto origine dal denunciato rapimento, nel marzo 2024, di Ilaria Tiziana, legale rappresentante del Centro Antiviolenza Margherita, con sede legale a Reggio Calabria
Secondo quanto comunicato, il procedimento si trova ancora nella fase delle indagini preliminari. Un passaggio fondamentale, questo, che consente agli inquirenti di raccogliere elementi, verificare ipotesi investigative e ricostruire con precisione i fatti, senza anticipare valutazioni che spettano esclusivamente al giudizio finale.
Allo stesso tempo, la nota evidenzia la centralità delle vittime, che restano il fulcro dell’intervento investigativo. La tutela delle persone offese dalla violenza – fisica, psicologica o di altra natura – richiede competenze specialistiche, coordinamento tra istituzioni e una sensibilità particolare, soprattutto nelle fasi iniziali dei procedimenti. È in questo solco che si colloca l’azione congiunta di magistratura e forze dell’ordine, chiamate a operare con fermezza ma anche con attenzione umana e professionale.
Non è un caso che il comunicato sottolinei l’impegno delle istituzioni coinvolte: un messaggio chiaro rivolto alla comunità, volto a rafforzare la fiducia dei cittadini nello Stato e nella capacità delle sue articolazioni di intervenire contro fenomeni complessi e dolorosi. In territori come quello calabrese, dove la coesione sociale è spesso messa alla prova, il ruolo delle istituzioni assume un valore ancora più significativo.
L’attività investigativa, svolta attraverso intercettazione telefonica e telematica, acqusizione di tabulati di traffico telefonico e telematico, nonché attraverso l’acquisizione e la successiva analisi delle videoriprese degli impianti di videosorveglianza posti lungo il tragitto percorso di Iaria, sia prima che dopo il denunciato rapimento, ha consentito di acquisire elementi tali da poter accertare, allo stato del procedimento, la non veridicità di quanto denunciato in oridine al patito rapimento. Secondo quanto riferito dalla Iaria agli inquirenti, dopo il rientro presso la sua abitazione, il suo sequestro sarebbe stato perpetrato da soggetti ignoti che, dopo averla stordita, l’avrebbero condotta in un luogo da lei non riconosciuto, per poi riportarla a Reggio Calabria la mattina successiva.
La sera della scomparsa della donna, il marito riceveva un messaggio sui social network Facebook da un profilo a lui sconosciuto, in cui il mittente lo rassicurava che avrebbero provveduto a riportare la Iaria a casa appena la stessa si fosse ripresa, dichiarando che l’intento dell’azione era soltanto quello di spavetarla. L’analisi dei tabulati di traffico telematico acquisiti nel corso delle investigazioni ha permesso di ricavare, viceversa, elementi tali da ipotizzare che il messaggio in questione all’indirizzo del marito eraq stato inoltrato dalla stessa Iaria.
Per tali ragioni Iaria Tiziana risulta indagata per i reati di false informazioni al pubblico ministero, simulazione di reato, calunnia ed esercizio abusivo della professione psicologica.
Durante le indagini, infatti, sono stati ricostruiti episodi in cui l’indagata avrebbe esercitato, senza averne il titolo, la professione di psicologa nei confronti di alcune ignare vittime di violenza che si rivolgevano all’associazione, dalla stessa gestita, spingendosi, in alcuni casi, finanche a prescrivere farmaci.
La nota è firmata dal Procuratore della Repubblica Giuseppe Borrelli, a conferma della rilevanza attribuita all’operazione e della volontà di ribadire pubblicamente i principi che guidano l’azione dell’ufficio giudiziario. Un atto di responsabilità istituzionale che richiama anche il mondo dell’informazione a un racconto sobrio, accurato e rispettoso.









































