PAOLA (Cs) – Nel dibattito sempre più acceso sulla tenuta dei presìdi sanitari territoriali, l’atto amministrativo può diventare la linea di confine tra riorganizzazione e depotenziamento. È quanto sostiene la UIL FPL del Basso Tirreno cosentino, che interviene con fermezza sulla disposizione di servizio n. 15394 del 29 gennaio 2026, chiedendone il ritiro immediato. Al centro della contestazione, la decisione di disattivare la terapia intensiva post-operatoria dell’Ospedale di Paola, nonostante – denunciano i sindacati – il reparto sia pienamente funzionante.
Le RSU UIL FPL Serpa-Blasi respingono ogni ricostruzione che le descriva come assenti o inerti. Al contrario, rivendicano una presenza costante e una responsabilità assunta “attraverso atti formali e posizioni chiare”, a tutela dei lavoratori e dell’intero nosocomio. Il punto dirimente, per il sindacato, è semplice e non negoziabile: la terapia intensiva post-operatoria deve restare operativa.
Secondo quanto riportato nella nota, il personale è regolarmente in servizio su tre turni – mattina, pomeriggio e notte – garantendo una copertura assistenziale H24. In questo quadro, la disattivazione del reparto viene definita “arbitraria, immotivata e priva di fondamento tecnico o organizzativo”. Non solo: la decisione comporterebbe il trasferimento dei pazienti post-operatori verso altre strutture, esponendoli a rischi evitabili e generando uno spreco ingiustificato di risorse sanitarie, anche per periodi di degenza molto brevi.
La UIL FPL pone una domanda destinata a pesare nel confronto istituzionale: su quali basi cliniche o organizzative è stata assunta la decisione? E, soprattutto, chi se ne assumerà la responsabilità qualora i trasferimenti producano conseguenze sulla salute dei pazienti? Interrogativi che chiamano in causa la governance sanitaria e la catena delle decisioni amministrative.
Nel comunicato emerge un sospetto più ampio: la disposizione sarebbe l’ennesimo tassello di un processo di svuotamento dell’ospedale di Paola, attraverso lo smantellamento del blocco operatorio e il conseguente trasferimento delle attività di chirurgia e ortopedia verso altre sedi. Un’operazione giudicata “grave e miope”, che rischia di condurre l’intero presidio al collasso, nonostante – sottolineano le RSU – una pianta organica del blocco operatorio completa e pienamente funzionale, che non richiede ulteriore personale.
Sul piano delle regole, la UIL FPL contesta la violazione del CCNL vigente, che prevede l’informazione preventiva e il coinvolgimento delle organizzazioni sindacali per atti di questa natura. L’assenza di confronto viene letta come un vulnus procedurale che indebolisce la legittimità dell’atto e acuisce il conflitto.
Un ulteriore elemento di criticità riguarda le risorse pubbliche investite nei servizi dell’ospedale di Paola. Disconoscerle, non applicare le norme contrattuali e impedirne l’effettivo utilizzo – sostengono i sindacati – configura un atto amministrativo non condiviso, con ricadute negative su cittadini, lavoratori e sull’intero servizio sanitario.
La conclusione è una richiesta formale e urgente: l’immediato annullamento della disposizione 15394 e la convocazione di un incontro con le organizzazioni sindacali, come previsto dal CCNL e dalle normative vigenti. La UIL FPL ribadisce di non voler accettare né subire passivamente lo smantellamento della terapia intensiva post-operatoria, rivendicando un confronto trasparente e fondato sui dati.
La vicenda dell’ospedale di Paola riporta al centro una questione antica e sempre attuale: la sanità territoriale vive di atti amministrativi, ma soprattutto di scelte responsabili. Quando un reparto è operativo e il personale è presente, ogni decisione che ne riduca la funzionalità chiede motivazioni solide e un confronto leale. È su questo terreno che si misura la credibilità delle istituzioni e la tutela effettiva del diritto alla salute.









































