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Testata all’arbitro durante una partita: risarcimento da oltre 13 mila euro deciso dal Tribunale di Paola

Violenza sui campi dilettantistici, condanna civile esemplare per un calciatore: riconosciuti danni fisici e morali al direttore di gara

Il campetto di calcio di Campora

PAOLA (Cs) – Una testata in campo, un arbitro ferito e una lunga battaglia giudiziaria che, a distanza di anni, si chiude con una decisione destinata a fare scuola. La violenza nello sport dilettantistico, fenomeno purtroppo non nuovo, incontra questa volta una risposta ferma della giustizia civile, che assegna un risarcimento significativo al direttore di gara aggredito durante una partita di Prima Categoria calabrese.

È di oltre 13 mila euro la somma che un calciatore dovrà versare all’arbitro a cui aveva rotto il setto nasale con una testata. A stabilirlo è stato il Tribunale di Paola, che nei giorni scorsi ha emesso la sentenza di condanna in sede civile, riconoscendo sia il danno fisico sia quello morale subito dalla vittima.

I fatti risalgono al marzo 2014. Protagonista suo malgrado è Gianluca De Luca di Belvedere Marittimo, allora ventenne e arbitro della Sezione di Paola, designato a dirigere una gara del campionato di Prima Categoria in una località del Crotonese. Dopo circa mezz’ora del secondo tempo, l’episodio che segnerà profondamente la sua esperienza sportiva: un calciatore della squadra di casa, già protagonista di una gomitata ai danni di un avversario, viene sanzionato con il cartellino rosso. La reazione è immediata e brutale. L’arbitro fa appena in tempo a estrarre il cartellino quando viene colpito al volto con una violenta testata.

Il colpo provoca lo stordimento del direttore di gara, che non è più in grado di proseguire l’incontro. Trasportato al pronto soccorso, gli vengono diagnosticate la frattura delle ossa nasali, la deviazione del setto e una ferita lacero-contusa. Un referto che fotografa la gravità dell’aggressione e che diventerà uno degli elementi centrali del successivo iter giudiziario.

Le indagini prendono avvio grazie ai verbali redatti dai carabinieri presenti allo stadio per il servizio d’ordine e alla denuncia sporta dalla vittima. Il procedimento penale si conclude nel 2015, davanti al Tribunale di Crotone, con il patteggiamento di una pena di quattro mesi da parte dell’imputato, M.C., accusato di lesioni aggravate dai futili motivi. A suo carico anche ulteriori contestazioni: sostituzione di persona e falsità materiale, avendo disputato la gara sotto falso nome poiché squalificato.

La vicenda non si ferma però al profilo penale. In sede civile, la quantificazione del danno arriva solo ora, con una sentenza che assume un valore particolarmente rilevante nel panorama sportivo dilettantistico. Il giudice ha riconosciuto un risarcimento superiore ai 13 mila euro, oltre al pagamento delle spese legali, sulla base delle prove fornite dalla difesa: testimonianze, documentazione medica e una perizia che ha certificato le conseguenze fisiche e morali subite dall’arbitro.

Durante il processo sono stati ascoltati diversi testimoni qualificati: i carabinieri presenti alla gara, l’osservatore arbitrale e il presidente di sezione dell’epoca. Un impianto probatorio solido che ha consentito di ricostruire con chiarezza l’accaduto e le sue ripercussioni.

Determinante è stato anche il supporto dell’Associazione Italiana Arbitri, che garantisce assistenza legale gratuita ai propri associati vittime di violenza durante l’esercizio delle loro funzioni. Nel caso specifico, la difesa è stata curata dall’avvocato Marco Maiorano, del Foro di Paola, oggi presidente della Sezione arbitrale di Paola alla quale De Luca apparteneva.

Quella decisa dal Tribunale di Paola è una sentenza che va oltre il singolo caso. Rappresenta un segnale forte e concreto contro la violenza sui campi da gioco, ancora troppo diffusa soprattutto nei campionati di base. Un deterrente che riafferma un principio essenziale: lo sport, a ogni livello, deve restare luogo di rispetto delle regole e delle persone. E chi le viola, anche a distanza di anni, è chiamato a risponderne fino in fondo.