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Aggressione alla troupe di Striscia la Notizia: violenza contro l’informazione e affari illeciti sul bianchetto

Al porto del Crotonese l’inchiesta sulla pesca illegale del novellame degenera in un attacco brutale ai cronisti: un segnale allarmante per la libertà di stampa e la tutela del mare

CIRO’ MARINA (KR) – Il confine tra cronaca e intimidazione è stato travolto dalla violenza al porto di Cirò Marina. Quello che avrebbe dovuto essere un normale lavoro di documentazione giornalistica si è trasformato in un’aggressione feroce contro la troupe di Striscia la Notizia, il noto tg satirico ideato da Antonio Ricci. L’inviato Michele Macrì e i suoi operatori sono stati presi di mira mentre cercavano di fare luce su uno dei traffici più redditizi e distruttivi per l’ecosistema marino: la pesca illegale del novellame di sarda, comunemente noto come “bianchetto”.

I fatti si sono consumati in pieno giorno, in un luogo simbolo della vita economica e sociale della città. La troupe, impegnata a raccogliere testimonianze e immagini, avrebbe tentato di chiedere chiarimenti ad alcuni pescatori locali. Da lì l’escalation: insulti, spintoni, fino alla violenza fisica. Secondo quanto ricostruito, gli operatori sarebbero stati circondati da un gruppo di facinorosi; uno dei cameraman è stato scaraventato in mare insieme alla costosa attrezzatura tecnica, con rischi seri per l’incolumità personale. Un atto che va oltre la rabbia momentanea e assume i contorni di una vera e propria intimidazione organizzata.

Al centro dell’inchiesta c’è la pesca del novellame, vietata da anni perché compromette il ripopolamento ittico e altera l’equilibrio del Mediterraneo. Le larve di sarda rappresentano il futuro delle specie: sottrarle al mare significa svuotare domani ciò che oggi sembra abbondante. Eppure, nonostante i divieti, il bianchetto continua a essere pescato e commercializzato illegalmente.

Si tratta di un mercato nero che muove milioni di euro, alimentato da pescherecci fuorilegge che operano spesso di notte, utilizzando reti a strascico proibite. La filiera è capillare: dalla banchina ai mercati clandestini, dalla vendita porta a porta fino a ristoratori compiacenti. In alcuni casi, secondo inchieste giornalistiche e denunce ambientali, il prodotto riesce perfino a infiltrarsi nei canali della grande distribuzione, mimetizzato tra partite apparentemente regolari.

Le immagini dell’aggressione, che saranno mandate in onda integralmente nella puntata di giovedì 5 febbraio di Striscia la Notizia, mostrano la ferocia con cui si è tentato di zittire le telecamere. Non è solo un attacco a un programma televisivo, ma un colpo diretto al diritto di informare e di essere informati. In territori dove l’illegalità economica si intreccia con interessi consolidati, il giornalismo d’inchiesta diventa spesso un bersaglio scomodo.

La città del Crotonese, nota per il suo mare e per una storia millenaria, finisce così al centro dell’attenzione nazionale per un episodio che nulla ha a che vedere con le sue bellezze naturali. È una pagina amara, che richiama alla memoria pratiche di “pirateria terrestre”, dove la forza viene usata per difendere affari illeciti. Un danno d’immagine che pesa su un territorio che avrebbe invece tutto l’interesse a puntare su legalità, trasparenza e tutela ambientale.

Le autorità hanno avviato le indagini per identificare i responsabili dell’aggressione e stanno valutando un rafforzamento dei controlli contro la pesca illegale. Ma l’episodio pone una questione più ampia: la sicurezza degli operatori dell’informazione e la capacità dello Stato di contrastare pratiche predatorie che impoveriscono il mare e l’economia sana. Difendere i giornalisti significa difendere l’interesse collettivo.