Il tribunale di Catanzaro

CATANZARO – Nove richieste di condanna e due di assoluzione. È questo l’esito delle conclusioni del pubblico ministero Antimafia Elio Romano nel processo con rito abbreviato scaturito dall’operazione Boreas, l’indagine che nell’aprile scorso ha colpito le ramificazioni in Germania della ‘ndrina di Cariati e del potente “locale” di Cirò.

La pena più severa – 11 anni di reclusione – è stata sollecitata per Giorgio Greco, 62 anni, indicato dagli inquirenti come il presunto capo del gruppo cariatese. L’udienza davanti al gup distrettuale di Catanzaro Massimo Forciniti rappresenta un passaggio centrale di un’inchiesta che, secondo la Direzione distrettuale antimafia, ha messo in luce un sistema criminale strutturato, capace di operare stabilmente oltreconfine, sfruttando reti commerciali e logistiche nel settore agroalimentare.

Nel dettaglio, il pm ha chiesto 10 anni di reclusione per Gaetano Roberto Bruzzese (58 anni, residente in Germania), Olindo Celeste (42, residente in Germania) e Alfonso Cosentino (46, di Cariati); 8 anni per Rocco Francesco Creolese (39, di Cariati); 10 anni e 8 mesi per Giulio Graziano (59, di Cariati); 8 anni e 8 mesi per Aldo Marincola (42, di Cirò Marina) e per Cataldo Scilanga (50, di Cirò Marina); 2 anni per Antonio Russo (33, di Cariati). Richiesta di assoluzione, invece, per Antonio Mangone (37, di Cariati) e per Cataldo Rizzo (54, di Cariati).

L’indagine Boreas si è avvalsa del lavoro di una Squadra Investigativa Comune, costituita nell’ambito della cooperazione giudiziaria internazionale e supportata dal progetto I Can. Secondo gli inquirenti, il gruppo avrebbe gestito un ampio ventaglio di attività illecite: dall’importazione di prodotti alimentari alle truffe, dalle sofisticazioni ai reati tributari, fino al riciclaggio dei proventi.

Uno dei cardini dell’accusa riguarda l’imposizione di prodotti provenienti dall’Italia – formaggi, olio, vino, insaccati e preparati per pizzerie – a ristoratori e commercianti operanti in territorio tedesco. Una concorrenza definita illecita perché sostenuta da minacce e violenze, oltre che da un sistematico mancato versamento dell’Iva, funzionale a “far quadrare i conti” e ad alimentare ulteriori investimenti.

Le intercettazioni riportate negli atti restituiscono un contesto di intimidazione diffusa. Alcuni imputati si sarebbero vantati di aggressioni violente, come l’aver “rotto la testa con un crick” ai gestori di un bar di origine greca. Non mancano, sempre secondo l’accusa, episodi di incendi dolosi e danneggiamenti: un tennis club, una trattoria, una pinseria, oltre alle gomme squarciate delle auto parcheggiate davanti a una pizzeria.

Parte dei proventi estorsivi, sostengono gli investigatori, sarebbe stata trasferita in Italia o consegnata direttamente a Greco, che in più occasioni si sarebbe occupato personalmente del trasporto del denaro.

Il radicamento del clan in Germania emerge anche dal capitolo degli investimenti immobiliari. I capitali illeciti sarebbero stati reinvestiti in modo sistematico, con l’ausilio di professionisti ritenuti compiacenti. In particolare, a Giorgio Greco viene attribuito l’acquisto di terreni nella zona sud di Fellbach, successivamente destinati a vigneti, a conferma – per l’accusa – di una strategia di mimetizzazione economica già osservata in altre inchieste sulla ‘ndrangheta all’estero.

Uno scenario che richiama quanto emerso anni fa con la maxi inchiesta Stige, che aveva già acceso i riflettori sulla capacità della ‘ndrangheta cirotana di espandersi e consolidarsi fuori dai confini nazionali.

Il troncone del rito abbreviato è dunque entrato nella fase decisiva davanti al gup di Catanzaro, mentre prosegue davanti al Tribunale penale di Crotone il processo con rito ordinario che coinvolge un altro gruppo di imputati. Una doppia linea processuale che testimonia la complessità dell’indagine e il numero dei soggetti coinvolti.

In attesa delle decisioni del giudice, l’operazione Boreas conferma un dato ormai strutturale: la ‘ndrangheta non conosce confini e continua a proiettare la propria influenza economica e criminale nel cuore dell’Europa. Una sfida che impone risposte giudiziarie coordinate e una vigilanza costante sui circuiti economici apparentemente più ordinari.