TREBISACCE (CS) – Un improvviso malore sul campo e la corsa disperata in ospedale: la tragedia riapre il tema della prevenzione sanitaria nello sport non agonistico
Introduzione

Un pomeriggio qualunque, fatto di pallone, amicizia e normalità, si è trasformato in un dramma che ha scosso l’intero Alto Ionio cosentino. A Trebisacce, Marco Giampietro è morto mentre partecipava a una partita di calcio amatoriale. Un gesto semplice, condiviso con amici, che si è interrotto all’improvviso quando l’uomo si è accasciato sul terreno di gioco, perdendo conoscenza davanti a chi, fino a pochi istanti prima, stava correndo con lui.

La richiesta di aiuto è scattata immediatamente. Sul posto è intervenuta un’ambulanza del 118 non medicalizzata, che ha trasportato Giampietro d’urgenza al pronto soccorso dell’ospedale Guido Chidichimo. All’arrivo nel nosocomio jonico, tuttavia, la situazione appariva già compromessa: l’uomo giungeva privo di polso. L’équipe medica, ha avviato senza esitazioni tutte le manovre rianimatorie previste dai protocolli, ma ogni tentativo si è rivelato vano.

Marco Giampietro avrebbe compiuto 50 anni il prossimo martedì 24. Originario di Oriolo, viveva ad Amendolara, dove aveva costruito la sua famiglia. Non era un calciatore in attività né stava partecipando a una competizione ufficiale: si trattava di un semplice allenamento, uno di quei momenti di svago che, soprattutto nei piccoli centri, rappresentano un presidio di socialità e benessere. Lascia la moglie e la madre, alle quali si è stretta, con discrezione e rispetto, la vicinanza di due comunità oggi profondamente provate.

La notizia della morte improvvisa si è diffusa rapidamente, suscitando incredulità e dolore tra amici, conoscenti e semplici cittadini. Oriolo e Amendolara, così come Trebisacce, hanno avvertito il peso di una perdita che va oltre la dimensione privata. Quando la tragedia colpisce durante un’attività percepita come salutare e quotidiana, il senso di vulnerabilità diventa collettivo. Il campo di calcio, luogo di incontro e leggerezza, si è trasformato per un istante in uno spazio di silenzio e smarrimento.