CATANZARO – Un nuovo tassello si aggiunge a un’indagine che, sin dalle prime battute, ha mostrato profili di particolare gravità. Nella mattinata del 5 febbraio 2026, un’ulteriore ordinanza cautelare ha raggiunto Giuseppe Scornaienchi, già detenuto, ampliando il perimetro delle contestazioni a suo carico. Il provvedimento, adottato dal giudice per le indagini preliminari, affonda le radici negli esiti delle perquisizioni che, lo scorso gennaio, avevano posto fine alla sua latitanza. Un quadro che, secondo l’accusa, chiamerebbe in causa armi clandestine, sostanze stupefacenti e una ingente somma di denaro di presunta provenienza illecita.
La nuova ordinanza è stata notificata dai Carabinieri del Comando Provinciale di Cosenza e trae origine da un’indagine coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia. Il giudice del Tribunale di Catanzaro ha disposto nei confronti di Scornaienchi la custodia cautelare in carcere per i reati di detenzione di arma comune da sparo clandestina, ricettazione e detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio.
La misura è stata emessa su richiesta della Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro, a seguito degli elementi emersi durante l’arresto che, l’8 gennaio scorso, aveva messo fine alla latitanza dell’indagato. Un arresto avvenuto in un’abitazione rurale nel territorio di Cetraro, dove i militari dell’Arma avevano rinvenuto un quantitativo di materiale ritenuto altamente significativo dagli inquirenti.
Nel corso delle perquisizioni, infatti, sono stati sequestrati oltre 70 mila euro in contanti, tre pistole con matricola abrasa e numerose munizioni. A ciò si aggiungono telefoni cellulari, materiale ritenuto utile per il travisamento e un consistente quantitativo di sostanze stupefacenti: più di 360 grammi di marijuana e poco oltre mezzo chilo di cocaina. Un insieme di elementi che, nella prospettiva investigativa, delineerebbe un contesto di disponibilità di mezzi e risorse incompatibile con una condizione di clandestinità occasionale.
Proprio il rinvenimento di armi e droga, unitamente al denaro contante, ha indotto l’Autorità giudiziaria a ipotizzare ulteriori responsabilità a carico di Scornaienchi. Responsabilità che, come precisato negli atti, sono formulate nella fase delle indagini preliminari e necessitano della successiva verifica processuale nel contraddittorio con la difesa. Un passaggio tutt’altro che formale, che costituisce presidio essenziale delle garanzie previste dall’ordinamento.
Accanto alla custodia cautelare, il giudice ha disposto anche il sequestro preventivo a fini di confisca del denaro e del materiale rinvenuto, ritenendo sussistenti i presupposti per collegare quei beni a ipotesi di reato. Una decisione che mira, da un lato, a impedire l’ulteriore disponibilità di strumenti potenzialmente pericolosi e, dall’altro, a interrompere circuiti economici ritenuti illeciti.
La nuova ordinanza cautelare rappresenta un passaggio rilevante in un procedimento che resta in piena evoluzione. Al di là delle contestazioni formulate, il caso richiama ancora una volta l’attenzione sul ruolo delle indagini patrimoniali e sul valore del sequestro preventivo come strumento di contrasto alle economie criminali. Sarà ora il processo, con i suoi tempi e le sue garanzie, a stabilire la fondatezza delle accuse e a chiarire il perimetro delle responsabilità. Nel frattempo, l’operazione conferma come il controllo del territorio e la ricostruzione dei flussi illeciti restino snodi centrali nella strategia di contrasto alla criminalità organizzata.









































