LAMEZIA TERME (CZ) – Una comunità raccolta nel silenzio, il dolore composto dei familiari, l’applauso finale come ultimo saluto. A Lamezia Terme si sono celebrati i funerali del brigadiere Battista Mastroianni, 39 anni, morto dopo essersi tolto la vita nella propria auto con la pistola d’ordinanza. Un gesto che ha scosso l’Arma e il territorio, imponendo domande alle quali ora è chiamata a rispondere la magistratura.

Le esequie si sono tenute nella chiesa della Madonna del Miracolo, nella frazione Acquafredda, dove Mastroianni risiedeva. Accanto ai familiari, numerosi colleghi e rappresentanti delle istituzioni. Tra i presenti, il presidente del Consiglio regionale della Calabria, Salvatore Cirillo, amico del militare, che con lui si era scambiato un messaggio poche ore prima della tragedia, e il sindaco di Caulonia, Francesco Cagliuso, con amministratori comunali del territorio dove Mastroianni aveva prestato servizio. All’uscita del feretro, palloncini bianchi e applausi hanno accompagnato l’ultimo commosso saluto.

Dalle ricostruzioni emerge un quadro complesso. Dopo il servizio a Caulonia, il brigadiere era stato trasferito a Bovalino, un passaggio che – secondo quanto trapelato – non aveva accettato serenamente. Si parla di contrasti con il nuovo comandante della stazione di Caulonia Marina e di un legame mai interrotto con la comunità locale: Mastroianni stava cercando casa in zona e, durante le festività natalizie, aveva fatto visita agli anziani. Dettagli che restituiscono il profilo di un militare radicato nel territorio, oggi al centro di un’indagine delicata.

La Procura della Repubblica di Lamezia Terme ha aperto un fascicolo con l’ipotesi di reato di istigazione al suicidio, al momento contro ignoti. Un atto dovuto per fare piena luce sui fatti e sulle circostanze che hanno preceduto la morte. L’autopsia, eseguita dal medico legale Saverio Gualtieri, ha rilevato che il militare non aveva mangiato nella giornata di venerdì 30 gennaio; la relazione sarà depositata entro 60 giorni. I familiari, tramite i legali, hanno chiesto l’esecuzione della prova dello stub e l’accertamento dell’ora esatta del decesso. La prova è stata effettuata nel corso dell’esame autoptico al Policlinico di Germaneto.

Secondo la versione ufficiale, Mastroianni era stato sottoposto a un controllo quasi all’alba di sabato 31 gennaio, in abiti civili, mentre si trovava accanto alla propria Audi in un’area periferica del centro cittadino. Dopo essersi qualificato come appartenente all’Arma dei Carabinieri, era stato invitato a seguire i colleghi in caserma per chiarire la sua presenza in quel luogo. Durante il tragitto, all’altezza di via delle Terme, si sarebbe accostato sparandosi un colpo alla tempia con l’arma di ordinanza. È emerso inoltre che il militare era stato controllato anche la sera precedente, venerdì 30 gennaio, al centro commerciale “Due Mari” di Maida.

Le indagini proseguono su più fronti. Sono in corso gli accertamenti sui telefoni del brigadiere, con l’analisi dei dati e delle comunicazioni: l’ultimo accesso a WhatsApp risalirebbe a dopo le 20 di venerdì, poi il silenzio. Gli investigatori stanno esaminando anche le immagini dei sistemi di videosorveglianza e il contenuto dell’auto, dove sarebbero state rinvenute targhe risultate rubate – riconducibili a una Fiat Panda in uso ad aziende sanitarie – e un passamontagna. Ogni dettaglio è al vaglio per ricostruire un quadro completo e verificare eventuali responsabilità.