La Direzione investigativa Antimafia

CATANZARO – Nell’aula del giudice per l’udienza preliminare si è consumato uno dei passaggi più significativi dell’inchiesta “Nemesis”, con la Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro che ha formalizzato richieste di condanna pesanti nei confronti dei presunti appartenenti alla cosca Tallarico di Casabona, ritenuta da anni uno dei sodalizi criminali radicati nel Crotonese.

Il procedimento si celebra con il rito abbreviato, scelta processuale che consente una definizione più rapida del giudizio in cambio di uno sconto di pena in caso di condanna. Un’opzione che non ha attenuato, tuttavia, la fermezza dell’accusa, decisa a colpire duramente quella che viene descritta come una struttura mafiosa attiva e pervasiva.

Davanti al gup, il pubblico ministero ha chiesto sei condanne per altrettanti imputati coinvolti nell’operazione scattata il 4 ottobre 2024, quando i carabinieri diedero esecuzione a dieci misure cautelari. Un’operazione che, secondo l’impianto accusatorio, avrebbe disarticolato una rete criminale dedita a molteplici attività illecite, tutte riconducibili al metodo mafioso.

La richiesta di pena più severa riguarda Carlo Mario Tallarico, indicato dagli inquirenti come vertice della cosca. Per lui il pm ha invocato una condanna a 12 anni di reclusione. Tallarico, noto anche con il soprannome di “Luigi u sciubbu”, deve rispondere di associazione mafiosa, scambio elettorale politico-mafioso e furto aggravato dalle modalità mafiose.

L’indagine “Nemesis” rappresenta uno dei filoni investigativi più rilevanti degli ultimi anni nel territorio di Casabona, comune da tempo al centro dell’attenzione delle forze dell’ordine per la presenza di storici gruppi criminali. Secondo quanto emerso dalle indagini, la cosca Tallarico avrebbe esercitato un controllo capillare su parte del tessuto economico e sociale, utilizzando intimidazione e consenso forzato per consolidare il proprio potere.

Le accuse di scambio elettorale politico-mafioso, in particolare, delineano uno scenario inquietante, nel quale la criminalità organizzata avrebbe tentato di condizionare processi democratici e scelte amministrative, piegandole a interessi illeciti. Un aspetto che rafforza la valenza pubblica del processo, andando oltre la dimensione puramente giudiziaria.

La celebrazione del processo con rito abbreviato comporta che la decisione del giudice si fondi sugli atti raccolti durante le indagini preliminari, senza l’escussione dei testimoni in aula. Una procedura che impone al gup una valutazione rigorosa del materiale probatorio e che, al tempo stesso, accelera i tempi della giustizia.

Le difese degli imputati, dal canto loro, hanno già annunciato una linea improntata alla contestazione dell’impianto accusatorio, sostenendo l’assenza di elementi sufficienti a dimostrare l’esistenza di una struttura mafiosa stabile e organizzata. Sarà ora compito del giudice stabilire se le tesi della Procura reggeranno al vaglio decisorio.