SAN LUCIDO (Cs) – A San Lucido la memoria non resta confinata nei ricordi: prende voce, ritmo e corpo nella Strina, uno dei canti più antichi e identitari della tradizione calabrese. In occasione della Giornata Nazionale del Dialetto 2026, la Pro Loco di San Lucido ha scelto di celebrare questo patrimonio immateriale affidandosi ai suoi interpreti più autentici, i Cantori della Strina Sanlucidana, trasformando un appuntamento culturale in un atto collettivo di riconoscimento e appartenenza.

Presentare la Strina nel cuore del centro storico di San Lucido ha significato riportare al centro la voce di una comunità che si riconosce nel canto e nel dialetto. La scelta del luogo non è stata casuale: davanti alla casa dell’indimenticato Mimmo Losso, per tutti “Mimmo l’Artista”, la musica ha trasformato il ricordo in esperienza viva, condivisa, profondamente partecipata.

La Strina, più che un canto rituale, si è confermata come un vero “abbraccio sonoro”: quel passo cadenzato che si avvicina alle porte, quella voce che rompe il silenzio delle notti invernali, quel timbro che attraversa le generazioni. È l’anima di San Lucido che si risveglia, senza nostalgia sterile, ma con la forza di una tradizione che continua a parlare al presente.

Dopo oltre vent’anni di assenza, Largo Regina Margherita è tornato a essere palcoscenico d’eccezione per la cultura sanlucidana. Un ritorno carico di significato, non solo simbolico. In questo spazio, restituito alla comunità come luogo di incontro e racconto, la serata ha registrato una partecipazione viva e sentita, segno di un legame mai spezzato tra il paese e le sue radici.

Il canto della Strina ha fatto da filo conduttore a un omaggio corale alla figura di Mimmo l’Artista, attraverso la musica e la memoria condivisa. Non una commemorazione formale, ma un atto culturale capace di tenere insieme passato e presente, emozione individuale e identità collettiva.

Momento particolarmente intenso è stato quello dedicato alla recitazione di una poesia inedita in vernacolo, appositamente scritta dalla Pro Loco. A darle voce è stata Tonia Ciorlia, figlia del compianto Giovanni Ciorlia, fondatore dell’associazione. Un passaggio di testimone che ha assunto il valore di una dichiarazione culturale: il dialetto non come residuo del passato, ma come strumento vivo di espressione e orgoglio identitario.

In questo intreccio di canto, parola e memoria, la Strina si è confermata come linguaggio comunitario capace di includere, raccontare e tramandare. Una pratica che resiste perché condivisa, perché rinnovata ogni volta da chi sceglie di farla propria.

Il gran finale, affidato alle note di “Notte sanlucidana”, ha suggellato una serata intensa, capace di tenere insieme tradizione popolare e partecipazione contemporanea. La presidente della Pro Loco, Loredana Pastore, insieme al direttivo, ha espresso gratitudine ai musicisti, alla famiglia Losso, all’amministrazione comunale De Tommaso e a tutti coloro che hanno contribuito alla riuscita dell’evento, sia in presenza sia attraverso i canali digitali.

Un aspetto non secondario: la diffusione online ha permesso di ampliare la platea, proiettando una tradizione antica in uno spazio comunicativo nuovo, senza snaturarne il senso.

La serata dedicata alla Strina dimostra come la cultura popolare, quando è vissuta e non solo celebrata, sappia ancora parlare al presente e orientare il futuro. A San Lucido il dialetto non è stato soltanto ricordato: è stato cantato, condiviso, restituito alla comunità come bene comune. Un esempio di come la tradizione, se custodita con intelligenza, possa continuare a generare identità, partecipazione e visione.